FAQ

Domande/risposte 1. Prendere per tempo l'Acido Folico

Cosa è l’acido folico?
L’acido folico è una vitamina (B9) che appartiene al gruppo delle vitamine B. Normalmente i Folati vengono assunti con una dieta ricca di frutta (es. arance, mandarini, clementine e succhi freschi di agrumi) e verdura fresca (es. spinaci, carciofi, indivia, lattuga, bieta, broccoli, cavoli e fagioli). Questi cibi andrebbero consumati preferibilmente entro breve tempo (le verdure fresche in foglia, conservate a temperatura ambiente, possono perdere fino al 70% del loro contenuto di Folati in 3 giorni) e crudi poiché la cottura distrugge gran parte dei Folati presenti (90%). Altre fonti sono il fegato, il tuorlo d’uovo, il lievito e il pane integrale. Un adeguato apporto di acido folico è indispensabile per lo sviluppo dei neuroni, cioè le cellule del cervello e del midollo spinale. L’acido folico è fondamentale per la prevenzione di alcune malformazioni congenite.
A chi è consigliato assumere una maggiore quantità di acido folico?
Un’alimentazione ricca di Folati e un’integrazione con preparati vitaminici a base di acido folico sono raccomandati a tutte le donne in età fertile, sia che programmino una gravidanza, che non ne escludano la possibilità, sia che non usino metodi contraccettivi di sicura efficacia.
Questa raccomandazione è ancora più forte per le donne fumatrici e per quelle che assumono farmaci per favorire il concepimento.
Perché è consigliata l’assunzione di una maggiore quantità di acido folico?
Un buon numero di ricerche, svolte in paesi diversi dall’Italia, hanno dimostrato inequivocabilmente che un apporto di acido folico più ampio di quello assunto con la normale alimentazione durante il periodo peri-concezionale riduce sensibilmente il rischio di avere un bambino affetto da difetti del Tubo neurale (Dtn): i principali sono l'Anencefalia e la Spina bifida. Inoltre altre ricerche, non ancora definitive, dimostrano la riduzione del rischio di altre malformazioni congenite, in particolare alcune cardiopatie, malformazioni delle labbra e del palato (Labiopalatoschisi), difetti del tratto urinario e di riduzione degli arti.
Cosa sono i difetti del Tubo neurale?
Il Tubo neurale è una struttura presente nell'Embrione che sviluppandosi dà origine al cervello e al midollo spinale. Quando il suo sviluppo non avviene correttamente va incontro ad una serie di difetti tra i quali i principali sono: la Spina bifida e l’Anencefalia. La Spina bifida è dovuta alla mancata chiusura del Tubo neurale. Ciò fa sì che una parte del midollo spinale esca al di fuori della colonna vertebrale. I nervi che garantiscono il buon funzionamento della parte inferiore del corpo del bambino possono essere così gravemente danneggiati. Nei casi più gravi arriva fino ad una paralisi delle gambe e a difficoltà nel controllo della vescica e dell’intestino (il bambino non riesce a trattenere le urine e le feci). La gravità dei danni è diversa da caso a caso, ma si tratta comunque di malformazioni gravi con ripercussioni importanti sul futuro del bambino. L’Anencefalia è un difetto che non permette al bambino di sopravvivere: la parte superiore del cranio e del cervello non si sviluppa e questo può portare all’aborto spontaneo, alla nascita di un bambino morto o alla morte dopo la nascita.
Qual è la frequenza dei difetti del Tubo neurale in Italia?
In Italia esistono diversi registri che raccolgono i dati relativi alle malformazioni: i difetti del Tubo neurale si verificano con una frequenza intorno a 1 caso ogni 1000 gravidanze (numero comprensivo anche dei casi che non arrivano al termine della gravidanza per aborto spontaneo o per interruzione terapeutica di gravidanza dopo diagnosi di malformazione) Questo significa che in Italia le malformazioni di questo tipo sono circa 550 ogni anno. Un'adeguata prevenzione ridurrebbe significativamente il problema: attraverso l’assunzione di acido folico potrebbero nascere senza questo tipo di malformazione almeno un centinaio di bambini.
Qual è la quantità giornaliera consigliata di acido folico?
Il fabbisogno quotidiano di acido folico è normalmente assunto con una dieta ricca di frutta e verdura fresca. Nel periodo peri-concezionale invece il fabbisogno di acido folico aumenta. La quantità aggiuntiva di acido folico che una donna dovrebbe assumere in vista di una gravidanza è di 0,4 mg al giorno.
Una dieta ricca di frutta e verdura è sufficiente per l’apporto aggiuntivo ottimale di acido folico richiesto nel Periodo periconcezionale?
L'apporto ottimale di acido folico, nella prospettiva di una gravidanza, è di 0,4 mg al giorno, dose che non può essere ottenuta con sicurezza e con regolarità giornaliera attraverso la comune alimentazione (che apporta in media 0,2 - 0,3 mg al giorno), anche aumentando l’assunzione di alimenti ad elevato contenuto di Folati. Per questo motivo si raccomanda a tutte le donne in età fertile di assumere un supplemento vitaminico a base di 0,4 mg di acido folico al giorno.
In quali casi una donna dovrebbe assumere più degli 0,4 mg di acido folico consigliati?
Se una donna ha già avuto una gravidanza conclusasi con una interruzione per un difetto del Tubo neurale (Dtn) o con la nascita di un bambino con un DTN deve assumere un supplemento di acido folico al dosaggio di 4-5 mg al giorno. Inoltre, è raccomandato il dosaggio di 4-5 mg al giorno anche alle donne che:
  1. hanno o hanno avuto un familiare (nella propria famiglia o nella famiglia del partner) con un Dtn,
  2. sono affette da epilessia, anche se non in trattamento con farmaci anticonvulsivanti,
  3. hanno avuto una interruzione di gravidanza per una malformazione congenita o un nato con una qualunque malformazione congenita,
  4. sono affette da diabete,
  5. sono affette da obesità,
  6. assumono, o hanno assunto in precedenza, quantità eccessive di bevande alcoliche.
Gli studi indicano efficace già il dosaggio di 4 mg, in Italia è disponibile una formulazione da 5 mg di acido folico per compressa.
Per quanto tempo una donna dovrebbe assumere questa vitamina?
Anche la donna che programmi attivamente la gravidanza non può stabilire con precisione il giorno del concepimento. è necessario quindi assumere più acido folico sia con l’alimentazione che integrandola con il preparato vitaminico, sin da quando la coppia decide di avere un figlio o non ne esclude la possibilità oppure non usa metodi contraccettivi di sicura efficacia. Al fine di disporre di un apporto ottimale l’assunzione dovrebbe iniziare prima del concepimento, e continuare per tutto il primo trimestre di gravidanza. Chi programma la gravidanza assume mediamente l’acido folico per circa 6 mesi prima del concepimento. Chi invece non mette in atto una contraccezione di sicura efficacia dovrà seguire la raccomandazione per tempi probabilmente più lunghi.
L'acido folico può avere controindicazioni o effetti negativi?
E’ stato ipotizzato che l’uso di acido folico possa aumentare la probabilità di avere delle gravidanze gemellari, ma questa possibilità non è attualmente provata e sono necessari altri studi per chiarire questo dubbio.
Se una donna dimentica di assumere un giorno il supplemento vitaminico cosa succede?
Dimenticare di assumere la compressa per una volta non provoca nulla: i benefici rimangono intatti.
Questa vitamina si deve pagare? è necessaria la prescrizione del medico?
Nel nostro paese, come altri nel mondo, la formulazione con 0,4 mg per compressa è in fascia A dal 2005, cioè a carico del Ssn (Sistema sanitario nazionale) su prescrizione del medico, con la precisa indicazione: ”profilassi primaria dei difetti dello sviluppo del Tubo neurale in donne in età fertile, che stanno pianificando una gravidanza”. Questa vitamina può essere comunque acquistata anche senza prescrizione, direttamente in farmacia da sola o combinata con altre vitamine. La formulazione a 5 mg, prevista per casi particolari, purtroppo attualmente non è a carico del Ssn per questa indicazione.
Quando, come e a chi chiedere consigli nel periodo preconcezionale?
Se decidi di avere un bambino o non escludi la possibilità di una gravidanza (quando ad esempio non usi metodi contraccettivi di sicura efficacia) puoi rivolgerti al tuo medico di fiducia per una consulenza preconcezionale.
Ogni volta che è possibile, la consulenza preconcezionale deve essere rivolta alla coppia di futuri genitori, perché anche la salute del papà e della sua famiglia di origine, sono importanti per la salute del bambino. Questa consulenza consiste in un colloquio e in un controllo dello stato di salute allo scopo di:
  • individuare l’eventuale presenza di malattie ereditarie nelle famiglie dei futuri genitori;
  • individuare altri possibili problemi collegati ad una eventuale gravidanza;
  • decidere gli esami di laboratorio da effettuare;
  • fornire alla coppia tutte le informazioni e i consigli necessari in vista di una gravidanza.
Assieme al medico la coppia farà una valutazione della situazione e sulla base di eventuali problemi individuati seguirà un percorso di approfondimento. Tutto questo al fine di migliorare la salute della futura mamma e diminuire quindi i rischi che il bambino nasca con problemi di salute.

Domande/risposte 2. Non bere bevande alcoliche in gravidanza e durante l'allattamento

Quali danni può provocare l’alcol al bambino?
L’alcol è una sostanza psicotropa e provoca danni diretti e indiretti alle cellule di molti organi, in particolare al fegato e al Sistema Nervoso Centrale. Nel bambino l’azione dell’alcol danneggia lo sviluppo fisico e mentale, in quanto provoca una crescita anomala dei tessuti e degli organi, con alterazioni strutturali e funzionali.
Perché evitare l’alcol in gravidanza?
In gravidanza l’assunzione di bevande alcoliche può comportare un danno fetale, che può essere di varia entità, in relazione a diversi fattori, quali:
  • lo stadio della gravidanza
  • la quantità consumata dalla madre
  • la frequenza e la tipologia del consumo.

Le conseguenze più gravi e clinicamente riconoscibili si riscontrano nei casi di abuso. È molto importante sapere che il consumo di elevate quantità di alcol (di solito 4-5 o più unità alcoliche) in un arco di tempo molto ravvicinato (binge drinking) risulta essere più pericoloso del consumo della medesima quantità in un arco di tempo dilazionato. Bisogna anche ricordare che nella donna la quantità di alcol metabolizzato nello stomaco è in genere 4 volte inferiore a quella dell’uomo: per caratteristiche di genere e per la presenza di quantità più basse dello stesso enzima che metabolizza l’alcol. Anche piccole dosi di alcol possono determinare nel tempo problemi cognitivi e comportamentali nel bambino. Il consumo in gravidanza di 1-2 unità alcoliche al giorno è associato a possibili disturbi dell’attenzione, di apprendimento e dello sviluppo socio-emozionale.

Gli effetti dannosi dell’alcol sono gli stessi per tutta la gravidanza?
In relazione al periodo di gravidanza, c'è una diversa vulnerabilità fetale al danno alcolico; infatti gli effetti dannosi sullo sviluppo si manifestano maggiormente nelle prime settimane di gravidanza. L'azione tossica dell'alcol è presente comunque durante tutta la gravidanza Non consumare bevande alcoliche è la scelta più sicura per la salute del futuro bambino.
Perché evitare l’alcol in allattamento?
Secondo la tradizione popolare, il consumo della birra, e in minor misura del vino, favorirebbero la produzione del latte. Non è così! Purtroppo molti non sanno che l'alcol, così come altre sostanze, arriva al latte materno ed è “bevuto” dal bambino, con le seguenti conseguenze:
  • Nel sangue del neonato sono dosabili le stesse concentrazioni di alcol (alcolemia) della mamma.
  • Il neonato può apparire sedato, più irritabile, affaticato nella suzione e possono comparire disturbi del sonno.
  • Si può verificare un’alterazione del sapore del latte.
  • Può diminuire la quantità di latte prodotta per inibizione della prolattina.
  • In dosi elevate, può comportare intossicazione acuta e danni allo sviluppo psico-motorio.
Nel caso in cui la mamma abbia assunto 1-2 unità alcoliche, deve aspettare almeno 2-3 ore prima di allattare. Non consumare bevande alcoliche è la scelta più sicura per la salute del neonato.
Quali sono le situazioni in cui l’OMS raccomanda l’astensione completa dal consumo di bevande alcoliche?
  • Se si ha meno di 16 anni di età
  • Se è stata programmata una gravidanza
  • Se si è in gravidanza o si sta allattando
  • Se si assumono farmaci
  • Se si soffre di una patologia acuta o cronica
  • Se si è alcolisti
  • Se si hanno o si sono avuti altri tipi di dipendenza
  • Se si è a digiuno o lontano dai pasti
  • Se ci si deve recare al lavoro o durante l’attività lavorativa
  • Se si deve guidare un veicolo o usare un macchinario”
(da: Iss - Osservatorio nazionale alcol Cnesps)
Cos’è il Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico (Fasd)?
Il termine Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico descrive una serie di effetti che si possono manifestare nelle persone le cui madri hanno consumato bevande alcoliche durante la gravidanza. Il termine FASD non identifica una diagnosi specifica, ma include una gamma di differenti manifestazioni cliniche che si manifestano in un ampio spettro di alterazioni fisiche, cognitive e comportamentali a breve e a lungo termine. Queste alterazioni possono comportare danni neurologici, basso peso alla nascita, ritardo dello sviluppo psicofisico, malformazioni. Da un punto di vista cognitivo e comportamentale, si possono verificare difficoltà di memoria e di apprendimento, difficoltà di attenzione e della capacità di giudizio, difficoltà del linguaggio e disadattamento sociale. La forma clinicamente più riconoscibile di Fasd è la Sindrome Alcol-Fetale.
Cos’è la Sindrome Alcol-Fetale (Fas)?
La FAS è riscontrata nei figli di donne che abusano di alcol. La Sindrome Alcolica Fetale è caratterizzata dalla presenza di alterazioni fisiche e mentali, quali:
  • ritardo nella crescita prenatale e/o postnatale;
  • danni del Sistema Nervoso Centrale (alterazioni neurologiche, ritardo nello sviluppo mentale con deficit intellettivi e comportamentali);
  • malformazioni craniofacciali caratteristiche (microcefalia, epicanto, fessure oculari strette, strabismo, naso corto e piatto, labbro superiore sottile, solco naso-labiale piatto, fronte alta e stretta, ipoplasia mascellare e mandibolare).
Inoltre, possono manifestarsi malformazioni congenite di tipo scheletrico, cardiaco, urogenitale, oculare, uditivo.
Quanto sono diffuse le conseguenze del consumo di alcol in gravidanza?
Molti considerano la Fas la causa di disabilità prevenibile, di tipo cognitivo e non genetico, più comune nel mondo occidentale. Non tutte le madri alcoliste hanno figli con Fas. Sembra che con dosi alte e ripetute di alcol ci sia un 6 -10% di probabilità che il feto sviluppi la FAS completa, mentre con dosi più basse ci sia il rischio che si manifestino effetti parziali di Fas/Fasd. Diversi studi riportano che le donne che hanno avuto un figlio con Fas e che continuano a bere nelle successive gravidanze danno alla luce figli con problemi sempre più gravi. La prevalenza generale della FAS è stata stimata tra 0,5 e i 3 casi su 1000 nati vivi nella maggior parte delle popolazioni, con alcune comunità che hanno tassi più alti. Attualmente si ritiene che la prevalenza del Fasd nel mondo sia intorno ai 10 casi su 1000 nati vivi. In Italia, un recente studio effettuato nella regione Lazio ha stimato una prevalenza di Fas tra i 4,0 e i 12,0 casi su 1000 bambini, e di Fasd tra i 23,1 e i 62,6 su 1000.

Domande/risposte 3. Non fumare in gravidanza e davanti al bambino

Quali effetti del fumo per la salute della donna e per l’andamento della gravidanza?

Nonostante gli aspetti nocivi del fumo in gravidanza e sul feto siano ormai ben noti, manca da parte di molte donne una reale consapevolezza delle conseguenze negative che esso comporta, soprattutto in relazione alla fertilità ed alla procreazione. Le sostanze tossiche inalate infatti danneggiano il controllo ormonale diminuendo la fertilità sia nella donna che nell’uomo.

Smettere di fumare determina una serie di effetti positivi sulla salute generale della donna quali: riduzione di malattie respiratorie e cardiocircolatorie, miglioramento dell’attività circolatoria del sangue e digestiva, diminuzione dei tumori delle vie aeree, digerenti, renali e urinarie, ecc.

Le donne fumatrici oltre ad una maggiore difficoltà a rimanere incinte, dopo il concepimento presentano una più alta l’incidenza di aborto spontaneo e di parti prematuri rispetto alle non fumatrici. Studi recenti hanno confermato questi risultati, arrivando a stimare un rischio aumentato di circa il 50% di aborto spontaneo nel primo trimestre per le forti fumatrici.

Le donne fumatrici vanno in menopausa più precocemente delle non fumatrici e, in generale, la nicotina influenza l’equilibrio ormonale con alterazioni del ciclo ovulatorio.

Quali effetti del fumo per la salute del bambino?

Solo per citare gli effetti più importanti ricordiamo che la nicotina, contenuta nelle sigarette, diminuisce l’afflusso di sangue all’utero e alla placenta materna con una riduzione conseguente dell’apporto di sostanze nutritive al bambino. L’anidride carbonica assunta con il fumo porta anche ad una riduzione di apporto di ossigeno nella circolazione sanguigna materna e quindi del bambino. Sono queste le ragioni per cui il consumo abituale di tabacco, dopo il 4° mese di gravidanza, induce nel bambino una riduzione del peso e dell’altezza alla nascita, e comporterà in futuro un’aumentata incidenza di infezioni broncopolmonari e di malattie croniche a carico delle vie respiratorie, otite media, deficit mentali e comportamentali, e, a lungo termine, un aumentato rischio di cancro.
I bambini nati da mamme fumatrici, quando diventano più grandi, corrono inoltre un maggiore rischio di ammalarsi di asma.

Cosa fare per proteggere i bambini dal fumo passivo?

Per proteggere il vostro bambino è fortemente raccomandato:

  • Non fumare, in particolare in gravidanza e durante l’allattamento al seno
  • Non esporre la donna in gravidanza al fumo passivo.
  • Non fumare in casa e nei luoghi dove si è assieme ai bambini.
  • Non fumare in auto, mai quando si trasportano dei bambini.
  • Chiedere a chiunque frequenti la casa di astenersi dal fumare (un piccolo cartello: Non fumare per favore. Ci sono bambini, vi sarà d’aiuto).
  • Non portare i bambini in ambienti dove si fuma.
  • Esercitare vigilanza affinché non si fumi nei luoghi frequentati dai bambini (strutture ludiche, educative, ambulatori, ecc.).
  • Chiedere aiuto e sostegno a chi è vicino e/o ad un operatore sanitario preparato.
A chi chiedere aiuto per smettere di fumare?

I dati italiani riportano che un bambino su 2 ha almeno un genitore fumatore e mentre il 70% delle donne fumatrici riesce a smettere di fumare durante la gravidanza purtroppo il 70% di quest’ultime riprende dopo il parto.

La scelta di avere un figlio e/o l’attesa di questo bambino prima e durante la gravidanza rappresentano in effetti un’ottima occasione e forniscono una forte motivazione per smettere di fumare.

Chiedi aiuto a chi ti sta vicino e ai vari operatori che incontri durante questo importante periodo, non solo per smettere, ma anche per portare avanti nel tempo questa scelta di salute per te e per il tuo bambino. Gli operatori sanitari, il tuo medico, la tua ostetrica possono sostenere te e il padre del tuo futuro figlio ed eventualmente indirizzarvi ad un centro antifumo.

Per aiutarvi a smettere di fumare in relazione alla gravidanza e a mantenere questo sano stile di vita anche dopo puoi far riferimento agli operatori che partecipano al programma nazionale "Mamme libere dal fumo".

Domande/risposte 4. Allattarlo al seno

Quando si può cominciare ad allattare il bambino?

E' molto importante iniziare ad allattare il vostro bambino il più presto possibile dopo la nascita e tutte le volte che lo richiederà in seguito. E’ fondamentale che il bambino venga lasciato subito dopo il parto sul vostro petto: dandogli tempo, al momento giusto, lui si attaccherà. Anche se siete stanche, il vostro seno avvierà la produzione di latte fin dalla prima poppata. In più, a contatto con la vostra pelle il bambino potrà riscaldarsi e tranquillizzarsi, continuando a sentire gli odori conosciuti già quand’era in pancia.
Con la prima poppata inizierà ad assumere il Colostro, il primo latte prodotto già durante la gravidanza, e quindi disponibile da subito. Il colostro è un liquido denso e giallo, dolce, ricco di proteine e di vitamine, in grado di soddisfare pienamente i bisogni del vostro bambino per i primi giorni di vita e di prevenire l’ittero; è anche ricco di anticorpi che lo proteggeranno da virus e batteri.

Quando arriva la montata lattea?

Nei primi giorni dopo la nascita noterete dei cambiamenti del seno: solitamente dopo 3-5 giorni il seno si ingrossa e può diventare teso. E’ in arrivo la montata lattea, un momento in cui aumenta la produzione del latte e cambiano le sue caratteristiche. In questa fase tenere con voi il bambino, anche a contatto pelle a pelle permette delle poppate frequenti che riducono la tensione del seno.
L’allattamento a richiesta non significa alimentare i bambini solo quando piangono; significa alimentarli quando chiedono di essere nutriti. I neonati, infatti, quando sono pronti a mangiare o mostrano segnali di fame (come spostare la testa, fare movimenti della mano verso la bocca, succhiare il pugno, le mani o le dita e cercare il seno).
Osservate nel vostro neonato questi precoci “segnali di fame”, come il riflesso di “rooting” (cioè di girare la testa nella direzione di uno stimolo tattile posto sulla faccia).
Con questi segnali il vostro bambino vi sta dicendo che è già pronto per succhiare. E’ importante rispondere tempestivamente ai suoi richiami perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza, e per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza.

In quale posizione va messo il bambino al seno?

La corretta posizione del bambino durante l’allattamento consentirà al bambino di poppare bene e di ricevere abbastanza latte. Vi aiuterà inoltre ad evitare dolori ai capezzoli.
Innanzitutto dovete essere comode. Per allattare il bambino sedute, tenendolo in braccio, dovete metterlo di lato, in modo che si appoggi sulla propria spalla e sul fianco e che abbia la bocca a livello del vostro capezzolo.
Vi troverete “pancia a pancia” con il vostro bambino. Uno o più cuscini vi possono aiutare a portare il bambino all’altezza del vostro seno, soprattutto per i primi tempi.
Ci sono altre posizioni che troverete spontaneamente o con il consiglio di altre mamme e di esperti. (Vedi immagine tratta da “Il latte di mamma non si scorda mai” Consigli alle mamme sull’allattamento al seno. Ministero della salute) .

Alcune madri trovano molto comoda la posizione sdraiata. Madre e bambino giacciono sul fianco, l’una di fronte all’altro. Potete mettere dei cuscini dietro la schiena e dietro le ginocchia, per maggiore comodità e il braccio o un cuscino dietro la schiena del bambino per sorreggerlo.

Come si può sapere se il bambino è attaccato correttamente al seno?

Qualsiasi posizione voi scegliate, ecco alcuni consigli per aiutarlo a poppare bene:
• tenete il bambino vicino a voi;
• il suo volto deve essere di fronte al seno con testa, spalle e corpo allineati;
• il naso o il labbro superiore devono essere di fronte al capezzolo;
• il bambino deve poter raggiungere facilmente il seno senza bisogno di allungarsi o girarsi;
• ricordate sempre di avvicinare il piccolo verso il seno, non il contrario.

In sintesi
• il bambino rivolto verso la mamma;
• il naso di fronte al capezzolo;
• il bambino verso il seno e non il seno verso il bambino.

Tenete il bambino con il naso o con il labbro superiore proprio di fronte al capezzolo.
Aspettate che spalanchi la bocca: per incoraggiarlo potete sfiorare le sue labbra col capezzolo.
Poi, rapidamente, avvicinatelo al seno così che il suo labbro inferiore tocchi il seno, il più lontano possibile dalla base del capezzolo.
In questo modo il capezzolo punterà verso il palato del bambino. Così può poppare bene e senza che tu senta male!

QUANDO IL BAMBINO E' ATTACCATO BENE NOTERETE CHE:
• la bocca è bene aperta e “riempita” dal seno;
• il mento sfiora il seno;
• il labbro inferiore è rovesciato in fuori e la lingua appoggiata al seno;
• l’areola, la parte scura intorno al capezzolo, è meglio visibile sopra il labbro superiore piuttosto che sotto quello inferiore;
• il modo di poppare varia da suzioni brevi a movimenti lunghi e profondi, intervallati da pause.

Le prime volte che il piccolo si attacca al seno potrete sentire qualche fastidio,ma questa sensazione tenderà a scomparire rapidamente. Se continuate a sentire male, probabilmente il bambino non è ben attaccato. In questo caso provate a staccarlo, inserendo delicatamente un dito nell’angolo della bocca, così da interrompere la suzione. Potete aiutarlo a riattaccarsi. Se sentite ancora male, fatevi consigliare da personale esperto.

Cosa si può fare quando si prova dolore mentre si allatta?

Se il bambino è attaccato al seno correttamente, normalmente i capezzoli non dovrebbero farvi male.
I capezzoli doloranti sono uno dei problemi più comuni delle neo-mamme. Nei primi giorni di allattamento è normale che la pelle sia un pochino irritata, ma se il dolore diventa più intenso o dura parecchi giorni, forse c’è da cambiare qualcosa.
La prima cosa da controllare è la posizione del bambino quando poppa. Il capezzolo deve essere ben centrato nella bocca, perché il bambino afferri quanto più possibile capezzolo e areola. Infatti, se il bambino succhia in modo scorretto, può provocarvi indolenzimento, screpolature o ragadi.
Alcune sostanze, come ad esempio il sapone, oppure alcool e glicerina (comunemente contenuti nei cosiddetti "topici" per il seno), possono seccare ed indurire la pelle del capezzolo, facilitando le ragadi.
Non è necessario mettere creme o disinfettare: il latte materno e la pelle dell’areola forniscono le necessarie sostanze emollienti e antibatteriche. Usate acqua semplice per la normale igiene.
Se il dolore persiste e sospettate la presenza di altri problemi, contattate degli operatori esperti per avere una diagnosi precisa ed essere assistite.

Tra i vari problemi vengono spesso segnalati ingorgo e mastite: cosa sono e cosa si può eventualmente fare?

L’ingorgo è causato da un inadeguato svuotamento del seno o da una scarsa frequenza delle poppate che crea infiammazione. Quindi anche l’ingorgo può essere una causa di dolore al seno.
Alcuni sintomi tipici sono: dolore e arrossamento del seno, diminuito flusso di latte e a volte febbre. In questo caso è necessario che il bimbo si attacchi frequentemente al seno e voi dovrete controllare che l’attacco sia corretto. Se necessario l’estrazione del latte può essere fatta anche manualmente. Per favorire il drenaggio del seno possono essere utili impacchi caldi, docce calde e massaggi al seno. È utile prima della poppata applicare una compressa di acqua tiepida sulla zona dell’areola e spremere dolcemente il latte dal seno per ammorbidire l’areola. Dopo la poppata, può essere utile fare impacchi freddi sul seno per favorire la riduzione dell’edema.

La "Mastite", un’altra causa del dolore al seno, è un’infezione batterica che può essere determinata o favorita dalla presenza di ragadi, ingorgo mammario e dotto ostruito; infatti quando il latte non riesce a scorrere liberamente rischia di infettarsi. In questo caso i sintomi sono: seno teso e arrossato, malessere generale quale dolore, debolezza, brividi e febbre anche alta.
Una mastite va tempestivamente trattata con gli stessi provvedimenti dell’ingorgo a cui va associata, se la febbre dura oltre le 24 ore, un’adeguata terapia antibiotica su prescrizione medica, con farmaci compatibili con l’allattamento. In caso di mastite, non è necessario rinunciare all’allattamento del bambino in quanto le proprietà antibatteriche del latte materno lo proteggono dai germi.
È fondamentale il riposo per una pronta guarigione.
In tutte queste situazioni è bene essere aiutate da persone competenti.
Per prevenire problemi o infezioni al seno, è consigliabile cambiate di frequente la posizione di allattamento del bambino, e controllate sempre che sia corretta. In ogni caso, buone condizioni di salute, una dieta sana e il giusto riposo aiutano a evitare il riproporsi del problema.

Con quale frequenza va allattato il bambino?

Ciascun bambino è diverso! Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra un pasto e l’altro. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati al seno, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all’allattamento si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto è normale che un bambino mangi anche 8-12 volte nell'arco delle 24 ore, nelle prime settimane. Se invece il bambino non mangia con questa frequenza, potrete anche doverlo svegliare per essere certe che mangi abbastanza.
Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non “tengono l’intervallo” delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché poppando spesso stimolano la produzione del latte materno.

I neonati hanno bisogno di mangiare molto spesso, perché il loro stomaco è molto piccolo e il latte materno viene digerito rapidamente. Man mano che i bimbi crescono le poppate si diraderanno gradualmente.

C'è abbastanza latte? Va tutto bene?

Questa preoccupazione è comune a tutte le neo-mamme.
Siccome il seno non è trasparente e non indica la quantità del suo contenuto come i biberon, dobbiamo cercare altri segnali che ci rassicurino che il bambino riceva abbastanza latte.

L’allattamento al seno sta andando bene quando il vostro bambino:
• è pronto e sveglio per il pasti;
• aumenta di peso dopo la prima settimana;
• sta tranquillo e dorme diverse volte durante le 24 ore;
• i seni o i capezzoli non vi fanno male;
• bagna un determinato numero di pannolini e scarica regolarmente.

Ogni bambino è diverso e la sua crescita va valutata caso per caso e soprattutto globalmente, e non per ogni singola poppata (è per questo che è inutile e fuorviante pesarli prima e dopo).
Generalmente i bambini perdono peso nei primi giorni dopo la nascita: è un calo fisiologico e un bambino dovrebbe recuperare il peso che aveva alla nascita in 10-15 giorni per poi incrementare il suo peso in media di 200 grammi a settimana. A partire dai 4 mesi, il peso aumenterà di almeno 90 grammi. Dai 6/12 mesi in poi l'aumento di peso rallenta, assestandosi intorno a 50 grammi a settimana. In questo modo i bimbi raddoppiano il peso di nascita in 5-6 mesi e lo triplicano in un anno.

Di solito, nei primissimi giorni, quando assume solo colostro, il neonato bagna soltanto uno o due pannolini al giorno. Dopo l’arrivo della montata (dopo 3-5 giorni), quando il bambino prende solo il latte della mamma, comincerà a bagnare 6 o più pannolini al giorno con urine chiare e diluite. Già dopo il primo giorno di vita e per 3-4 settimane la maggior parte dei bambini evacua feci quasi liquide e giallastre tra le 3 e le 8 volte al giorno, e di seguito almeno una volta ogni 3- 4 giorni. Succede infatti che i bambini di 2 mesi o più, possono anche ridurre il numero delle scariche giornaliere e addirittura non scaricarsi per giorni.
Non c'é motivo di preoccuparsi: se il bambino continua a crescere di peso e a bagnare i pannolini, significa che ha latte a sufficienza.
L’importante è che il bambino mostri di star bene appaia vigile e soddisfatto: se dorme troppo o è spesso sonnolente potrebbe aver bisogno di essere visitato dal pediatra.

Il seno non perde più latte, c'è la sensazione che le mammelle non siano più piene, il bimbo vuol poppare in continuazione:c'è sufficiente produzione di latte?

Una volta che la produzione di latte è ben stabilizzata, intorno a un mese, mese e mezzo di vita, le perdite di latte o la sensazione di pienezza dei seni normalmente diminuiscono o cessano. Spesso capita che il bimbo per un paio di giorni voglia succhiare più frequentemente: questo accade perché la regolazione della quantità di latte che viene prodotto avviene per successive messe a punto. Il bimbo aumentando la frequenza delle poppate stimola una maggior produzione di latte necessaria ai suoi bisogni che cambiano nel tempo. Questi periodi dei cosiddetti “scatti di crescita” possono essere frequenti e si presentano con una grande variabilità. Può passare qualche giorno perché fra la richiesta che aumenta e la vostra offerta di latte troviate insieme un nuovo equilibrio.

Fino a quando bisogna allattare?

L'Oms- Unicef raccomandano che i bambini vengano allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita e consigliano di proseguire in associazione con un’adeguata alimentazione complementare anche fino ai 2 anni e oltre se mamma e bimbo lo desiderano. Man mano che vengono introdotti cibi solidi (dai sei mesi compiuti) il bambino troverà negli altri cibi - e non più nel latte materno - la sua principale fonte di nutrimento. Finché il bambino continuerà ad essere allattato, continuerà comunque a ricevere tutti i benefici offerti dal latte materno - sia da un punto di vista nutritivo che di salute.

Quando è opportuno introdurre cibi solidi?

Un bambino non dovrebbe assumere cibi solidi prima del compimento dei sei mesi d’età: prima di allora, infatti, il suo apparato digerente non è ancora sufficientemente maturo per ben assorbire alimenti diversi dal latte materno. Ogni bambino, inoltre, ha un suo modo di segnalare che è "pronto" a passare ad una nuova dieta: per esempio se riesce a stare seduto da solo, se non ha più il riflesso di spingere la lingua in fuori, se è capace di raccogliere il cibo con le mani e portarlo alla bocca e se vi guarda molto interessato mentre mangiate.
Quando il bambino comincerà effettivamente ad interessarsi a nuovi alimenti, non pensiate che abbia bisogno di grandi quantità: all’inizio gli potrà bastare anche un solo cucchiaino; si tratta più che altro di abituarlo a sapori e consistenze diverse e all’occorrenza farsi guidare dai suoi gusti e desideri.

Ciascun bambino è diverso! Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra un pasto e l’altro. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati al seno, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all’allattamento si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto è normale che un bambino mangi anche 8-12 volte nell'arco delle 24 ore, nelle prime settimane. Se invece il bambino non mangia con questa frequenza, potrete anche doverlo svegliare per essere certe che mangi abbastanza.
Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non “tengono l’intervallo” delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché poppando spesso stimolano la produzione del latte materno.

I neonati hanno bisogno di mangiare molto spesso, perché il loro stomaco è molto piccolo e il latte materno viene digerito rapidamente. Man mano che i bimbi crescono le poppate si diraderanno gradualmente.

Come si deve fare se è necessario integrare il latte materno?

L’integrazione con il latte artificiale si dovrebbe dare solo su indicazione del vostro pediatra una volta che è stato fatto ogni tentativo per consolidare un efficace allattamento al seno.
Se si deve integrare l’ideale è farlo dopo la poppata, ed è importante usare un ausilio alternativo al biberon compatibile con l’allattamento (bicchierino, cucchiaino, o altri dispositivi consigliati da esperti).
I latti in polvere non sono sterili: il batterio Enterobacter sakazakii per esempio si trova normalmente nell’ambiente e può contaminare la polvere del latte nel momento della sua preparazione nelle fabbriche ed è impossibile essere certi di averlo eliminato.
E’ molto importante quindi seguire alcune regole, raccomandate dall’Oms, per una corretta preparazione del latte in polvere:
• Il latte in polvere dovrebbe essere sempre preparato al momento dell’utilizzo (una poppata per volta)
• Bisogna lavarsi le mani con acqua e sapone e poi asciugarle.
• Occorre versare l’acqua in un contenitore ben pulito per farla bollire.
• Una volta bollita l’acqua il contenitore va coperto e la polvere va aggiunta quando la temperatura dell’acqua è scesa a 70 gradi (quindi non bisogna attendere più di 30 minuti). Questo è molto Importante per eliminare i Batteri!
• Si deve mettere in un biberon sterilizzato la quantità di acqua necessaria per sciogliere la polvere e aggiungere l’esatta quantità di polvere indicata nella confezione; non bisogna mai aggiungere una quantità diversa (in più o in meno) da quella indicata.
• Occorre poi chiudere il biberon e agitare bene il contenuto.
• Il latte va poi raffreddato rapidamente, fino ai 37 gradi, mettendo il biberon in un recipiente con acqua molto fredda e somministrato dopo averlo testato sul dorso della mano (è meglio non usare il microonde, il rischio di ustionare involontariamente il bambino è molto alto).
• Il latte che rimane non deve essere riscaldato una seconda volta e va buttato se non è stato consumato entro due ore.
• Se siete fuori casa l’acqua bollente e la polvere devono essere trasportati separatamente in u termos ben chiuso, e mischiati al momento dell’uso.
• Dopo l’uso gli strumenti usati per l’alimentazione vanno puliti e sterilizzati.

Potete trovare un approfondimento su Quaderni Acp Raccomandazioni Oms

Si può allattare il bambino quando si è malate?

Un bambino allattato al seno viene esposto a qualsiasi malattia contratta dalla madre, anche prima che se ne manifestino i sintomi. Una delle caratteristiche più importanti del latte materno è che quando la madre sviluppa gli anticorpi per combattere un qualsiasi malanno, trasmette quegli stessi anticorpi al bambino attraverso il suo latte, offrendogli così il modo di prevenire e combattere le malattie.
Ci sono tuttavia alcune malattie e alcuni trattamenti specifici che non sono compatibili con l’allattamento. E’ importante consultare in proposito il proprio medico curante, per avere informazioni circa la compatibilità tra l’allattamento e le eventuali malattie o cure particolari.

Quali cibi vanno evitati mentre si allatta?

Durante l’allattamento mangiate quello che avete sempre mangiato: non esiste una dieta speciale da seguire quando si allatta. Basta che seguiate abitudini alimentari equilibrate, quelle di sempre. Se necessario potete aggiungere un po’ di cibo in più: l’importante è assicurare un apporto adeguato di calorie, di proteine e di vitamine. Non occorre che beviate grosse quantità di acqua. Bevete normalmente, ogni volta che avete sete. Limitate invece al massimo il caffè e evitate gli alcolici.

Come si può continuare ad allattare se ci si deve assentare o riprendere il lavoro?

L'ideale sarebbe poter stare con il bambino ed allattarlo al seno almeno per i primi 6 mesi di vita.

Prima di tutto quindi informatevi sui vostri diritti di madri lavoratrici e di genitori, come potete fare accedendo a:

- il libretto dell'Inail sui diritti delle madri lavoratrici, Quando arriva un bambino Terza edizione aggiornata al 1° aprile 2003,
- il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.151 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53"
- le pagine dedicate nel sito del Mami.

In caso di assenza, ad esempio per il rientro anticipato al lavoro, potete continuare a dare il latte estraendolo a mano o con il tiralatte e conservandolo. Ci sono tiralatte elettrici e manuali ma la spremitura più semplice e più pratica è quella che ogni mamma può fare con le sue mani.
Il latte materno si conserva molto bene. Potete raccogliere il latte direttamente in un contenitore di vetro o plastica pesante con coperchio, uno per ogni poppata. Segnando su un’etichetta giorno e ora controllerete meglio la freschezza del vostro latte.

Il latte materno può essere conservato nel frigorifero:
• fino a 3 giorni nella parte più fredda a una temperatura di 2-5 °C (Se non c’è un termometro è meglio congelare il latte che non si pensa di utilizzare)
• per 1 settimana nel comparto ghiaccio
• fino a 3 mesi nel settore freezer dotato di sportello autonomo
• fino a 6 mesi nel congelatore

Il latte va scongelato a bagnomaria: non scaldatelo mai su fiamma diretta o a microonde ed evitate di scaldarlo più volte.
Se il latte è stato scongelato, può essere conservato nel frigorifero ed utilizzato entro 24 ore. Non deve essere ricongelato.

E se si fuma?

Ricordate che il fumo è dannoso per tutti. Se potete non fumate: molte mamme colgono questa occasione per smettere. Se non ci riuscite, non rinunciate ad allattare poiché i bambini a maggior rischio di malattie respiratorie (come i figli di madri fumatrici) lo sono ancora di più se non ricevono latte materno ma latte artificiale.

Dovete però adottare alcuni accorgimenti:
• ridurre il consumo di sigarette,
• fumare sempre dopo la poppata e non prima,
• non fumare mai in presenza del bambino, meglio sarebbe fuori casa
• non condividere il letto con il bambino se non per il tempo necessario per la poppata (vedi Sids).

Proteggete comunque il bambino dal fumo passivo.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

- “Il latte di mamma non si scorda mai” Consigli alle mamme sull’allattamento al seno. Ministero della salute.
- Maria Ersilia Armeni: Allattare.net Castelvecchi
- Sito Llli - La Leche League Italia Onlus
- Sito Mami
- Corso di 20 Ore per il personale della maternità “Promozione E Sostegno Dell’allattamento Al Seno In Un Ospedale Amico Dei Bambini”
- Oms: Who 2007, “How to prepare formula for bottle- feeding at home”. Disponibile in lingua inglese, francese, spagnola, cinese, russa, e araba.

Domande/risposte 5. Metterlo a dormire a pancia in su

Cos’è la Sids?

La Sids (indrome della morte improvvisa del lattante) o “morte in culla”, è la causa principale di morte nei neonati nel primo anno di vita. È una morte della quale si ignorano i meccanismi che la determinano ma oggi si conoscono alcuni comportamenti che, come dimostrato da numerosi studi scientifici, potrebbero ridurne il rischio.

Qual è l’ambiente ideale per il sonno del bambino?
  • Il bambino dovrebbe essere messo a dormire in posizione supina (a pancia in su) sin dai primi giorni di vita.
  • Il bambino dovrebbe dormire in culla o nel lettino, meglio se nella stanza dei genitori.
  • L’ambiente non dovrebbe mai essere eccessivamente caldo (circa 20°). Da evitare anche l’eccesso di vestiti e di coperte.
  • Il materasso dovrebbe essere della misura esatta della culla/lettino e non eccessivamente soffice. Va evitato di far dormire il bambino sopra divani, cuscini imbottiti, trapunte.
  • Il bambino dovrebbe essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino in modo che non possa scivolare sotto le coperte; va evitato l’uso del cuscino.
  • La condivisione del letto dei genitori sarebbe da evitare se questi sono fumatori, In caso di scelta da parte dei genitori per la condivisione del letto con il bambino, va loro raccomandato di rispettare tutte le altre condizioni “di protezione”. I genitori dovrebbero sempre evitare di dormire con il bambino sopra divani o poltrone.
  • L’uso del succhiotto, raccomandato in alcuni paesi, può avere un effetto protettivo, in ogni caso va proposto dopo il mese di vita seguendo opportune precauzioni.
Quali comportamenti sono corretti per ridurre il rischio di Sids?

Sebbene le cause della Sids non siano note, sono state però evidenziate delle correlazioni con alcune situazioni, sulla base delle quali sono stati individuati alcuni comportamenti in grado di ridurne sensibilmente l’incidenza. L’adozione di queste 5 semplici regole, nei paesi in cui sono state diffuse attraverso campagna di informazione di massa, ha portato alla riduzione dell’incidenza della Sids.

  1. Fate dormire il bambino a pancia in su
  2. Tenetelo lontano dal fumo
  3. Creare un ambiente fresco
  4. Usate il succhietto
  5. Allattalo al seno
Come posso usare il succhiotto?

Recenti ricerche dimostrano che il rischio di Sids si riduce ulteriormente quando si offre il succhietto al neonato per farlo addormentare. Il succhietto dovrebbe essere adottato quando l’allattamento materno al seno è stabilmente avviato, in genere entro il primo mese, per evitare ogni forma di interferenza. Evitate di forzare il bambino se lo rifiuta e se durante il sonno il bambino rilascia il succhietto non serve reintrodurlo. Evitare di usare catenelle o nastri durante l'ora del sonno.

Esiste correlazione tra Sids e vaccinazioni del bambino?

Diversi studi hanno confermato che non esiste correlazione fra le vaccinazioni per difterite-tetano-pertosse e la Sids. Al contrario, un recente e ampio studio condotto in Germania evidenzia un maggior rischio di Sids nei bambini non sottoposti a vaccinazione o sottoposti ad essa tardivamente.

Domande/risposte 6. Proteggerlo in auto e in casa

Come trasportare in modo sicuro i bimbi in auto?

Le regole da ricordare per un corretto uso degli appositi dispositivi per il trasporto del bambino in auto (seggiolini, navicelle o adattatori) non sono molte:

  • Vanno usati sin dai primi giorni di vita e anche per i primi piccoli viaggi.
  • Il trasporto sul sedile posteriore, in braccio ad un adulto, non protegge il bambino in caso di incidente ed è vietato dalla legge italiana.
  • Vanno utilizzati sempre, anche per brevi tragitti. Devono essere omologati e vanno scelti in base al peso del bambino.
  • Vanno fissati al sedile della macchina con le normali cinture di sicurezza.
  • Vanno sistemati sul sedile posteriore (e in senso contrario alla marcia se il bambino pesa meno di 9 Kg) per avere la massima protezione in caso di incidente.
  • Conservare e consultare il manuale di istruzione per il montaggio.
  • Dare il buon esempio, utilizzando sempre la cintura di sicurezza.
Cosa dice la legge italiana per il trasporto in auto?

Il trasporto dei bambini sui veicoli è un tema di disciplina stradale regolato dall’articolo 172 del Codice della Strada che è stato modificato dal Decreto legislativo n. 150/2006.

L’articolo 172 modificato prevede infatti che: “i bambini di altezza inferiore a 1,50 metri devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato…”.
Non è quindi possibile trasportare sui sedili posteriori dell'auto bambini, anche di età inferiore ai 3 anni, in braccio ad un passeggero adulto.

I dispositivi di ritenuta sono obbligatori per i bambini, dalla nascita fino al raggiungimento di 36 chili di peso: fino a 18 kg si possono usare solo i seggiolini, oltre questo peso si possono utilizzare sia i seggiolini che gli adattatori suddivisi in 5 gruppi secondo norme europee.

Il mancato uso dei seggiolini o degli adattatori attualmente è punito con sanzioni amministrative e con la decurtazione di punti patente al guidatore, a meno che a bordo del veicolo non siano presenti un genitore o chi esercita la patria potestà sul bimbo

Per approfondire: Come trasportare il tuo bambino in modo sicuro

E' possibile trasportare i bambini sul sedile anteriore dell'auto?

La sistemazione a fianco del conducente è possibile ma sconsigliata, perché in caso di tamponamento, indipendentemente dal verso in cui si trova sistemato, il bambino verrebbe sospinto in avanti con rischio di lesioni. Il posto più adatto è il sedile posteriore, meglio se al centro a protezione di eventuali urti laterali.

Collocare il seggiolino sul sedile anteriore è possibile solo se si può disattivare temporaneamente l’air-bag: l’attivazione automatica di questa protezione, in caso d’urto, produce gravi effetti sul bambino; in caso contrario il seggiolino va collocato sul sedile posteriore.

In ogni caso i bambini di peso inferiore ai 9 kg devono essere trasportati in senso contrario a quello di marcia.

Come trasportare i bambini in sicurezza in bicicletta?

Il trasporto di bambini fino agli 8 anni è consentito ai soli maggiorenni con l’impiego di un apposito seggiolino (art. 182/5° in relazione all'art. 68/5° c.d.s). Il seggiolino deve essere fissato in modo tale da garantire al conducente la libertà di manovra, di avere una buona visuale e di essere posto in modo da evitare sbilanciamenti del velocipede.

E' possibile portare il bambino in moto?

Recenti modifiche della normativa hanno portato alcune novità nel Codice della Strada: tra queste (decreto legislativo n.117/2007) è stato introdotto all’art. 170 l’esplicito divieto di trasporto di bambini inferiori a 5 anni su motocicli e ciclomotori a due ruote. È quindi possibile trasportare solo bambini di età maggiore ai 5 anni e che per statura possano poggiare i piedi in maniera salda sulle pedane. Sui ciclomotori è vietato il trasporto di altre persone oltre al conducente, salvo che il posto per il passeggero sia espressamente indicato nel certificato di circolazione e che il conducente abbia un’età superiore a diciotto anni. La legge non menziona la necessità di eventuali dispositivi di sicurezza contrariamente a quanto invece prescritto per l’utilizzo in auto e in bicicletta. Nel vuoto legislativo hanno trovato impiego alcuni supporti per bambini che per costruzione e utilizzo si associano all’uso in moto, dispositivi che sono omologati, e di cui vi è libera vendita, ma che ad oggi non sono regolamentati nel codice della strada. Conducente e passeggero autorizzato devono comunque indossare casco protettivo omologato.

Come si può rendere sicura la propria casa quando arriva un bambino?

Nella prima fase di vita del vostro bambino la sicurezza in casa passa attraverso l’attenzione di voi genitori e quando il bambino diventa più autonomo nel movimento occorre disporre in modo sicuro gli oggetti, gli arredi, gli ambienti, ecc.
È quindi essenziale cominciare ad osservare con occhio attento la propria casa mettendo in relazione i possibili rischi con le occasioni che potrebbero crearsi, le abilità e le abitudini del vostro bambino.

Nei primi periodi di vita alcune situazioni e oggetti possono essere particolarmente pericolosi. Questo elenco è solo esemplificativo e serve a guidarvi nel prendere consapevolezza e porre un’adeguata attenzione a:

  • La temperatura dell’acqua del bagnetto (l’ideale è di 37°)
  • La posizione del bambino nel lettino (dormire a pancia in su, su materasso rigido senza cuscino)
  • Non bere bevande calde quando si ha in braccio il bambino
  • Posizionarlo su un piano stabile per cambiarlo
  • Quali oggetti può portare alla bocca (attenzione ad oggetti di piccole dimensioni o comunque con pezzi staccabili; controllare che i giochi siano certificati CE e adatti all’età del bambino)

Quando poi il bambino diventa più autonomo nel movimento all’attenzione bisogna aggiungere una diversa disposizione degli oggetti.

E allora per esempio dobbiamo chiederci:

  • I farmaci su un angolo della credenza sono raggiungibili?
  • È rimasto l’asciugacapelli con la spina inserita sul ripiano vicino al lavandino?
  • L’asse da stiro con il ferro ancora caldo è a portata del bambino?
  • Il tavolino con le sedie si trova sul balcone vicino alla ringhiera?
  • I detersivi sono raggiungibili? Piatti, bicchieri e oggetti fragili a che altezza li abbiamo posizionati?
  • Le porte a vetri sono protette?
  • Coltelli e oggetti taglienti o appuntiti sono fuori dalla sua portata?
  • Sa aprire il rubinetto dell’acqua: a che temperatura è regolata la caldaia/boiler?
  • Ormai si arrampica sugli scaffali della libreria: l’abbiamo fissata al muro?
  • Ormai si avventura per le scale: abbiamo montato il cancelletto?
  • Ormai è curioso di scoprire cosa bolle in pentola: abbiamo posizionato il reticolo di protezione per i fornelli?
  • Le prese della corrente sono a norma e protette?
  • Ci sono piante tossiche in casa?
Il bambino può collaborare alla sicurezza in casa?

È sicuramente utile coinvolgere progressivamente il vostro bambino nelle conversazioni e nei comportamenti che riguardano la sua sicurezza e la prevenzione dei rischi, in modo che sia via via più consapevole di quello che avviene intorno a lui. L’obiettivo della “responsabilizzazione” va però perseguito in modo ragionevole, adeguandolo sia all’età del bambino che alla sua capacità di pensiero astratto. Già dai 4-5 anni potete chiedere al vostro bambino di aiutarvi a prevenire situazioni pericolose e segnalare eventuali rischi: “se vedi in giro detersivi o medicinali, dillo alla mamma, al papà (o alla nonna), così ricordi loro di metterli al loro posto”, “Se c’è una pentola che fa fumo vuol dire che dentro c’è qualcosa di bollente, dì alla mamma di fare attenzione” ecc… Tutto questo è utile per evitare modalità di colpevolizzazione e di “predica”, soprattutto nel caso di incidenti sfiorati o avvenuti, che devono diventare invece un’occasione di apprendimento.

A chi chiedere consiglio e/o aiuto?

Potete chiedere consiglio agli operatori sanitari con cui siete in contatto (servizi vaccinali, servizi materno infantili) e al vostro pediatra: vi aiuteranno ad acquisire progressivamente l’abilità ad osservare i possibili rischi partendo da come è fatta la vostra casa e avere l’attenzione necessaria per prevenirli nell’ambiente in cui il vostro bambino si muove.

Non esistono infatti soluzioni preconfezionate, l’elenco delle precauzioni da avere non sarà mai esaustivo, le cause di un incidente domestico possono essere varie e concatenate sempre in modo diverso; è difficile quindi prescrivere i comportamenti corretti in generale, gli arredi più adatti, i prodotti meno nocivi da utilizzare, perché ogni famiglia ha il suo stile di vita e fa le sue scelte. Ogni eventuale cambiamento dovrà essere appropriato e condiviso e una volta presa coscienza dei possibili rischi sarà più facile apportare i conseguenti cambiamenti.

Domande/risposte 7. Fare tutte le vaccinazioni consigliate

Cosa contengono i vaccini?

I vaccini sono diversi a seconda della malattia che si vuole combattere. Possono essere costituiti da microrganismi interi inattivati (uccisi) o attenuati (resi innocui) oppure da loro parti o ancora da sostanze da loro prodotte ma rese inattive, dette tossine.

Come agiscono i vaccini?

I vaccini agiscono stimolando un sistema naturale di difesa: il sistema immunitario. Questo sistema ha lo scopo di produrre anticorpi e cellule di protezione, in grado di impedire il manifestarsi della malattia.
Anche nella vita "normale" il nostro sistema immunitario deve difenderci tutti i giorni da migliaia di virus e batteri che incontriamo perchè presenti ovunque nell'ambiente che sta intorno.

Quali malattie combattono i vaccini?

I vaccini combattono malattie infettive molto pericolose per le quali non esiste nessuna terapia (poliomielite, epatite B, varicella) o questa non è sempre efficace (difterite, tetano, meningite da emofilo, da meningococco, malattie invasive da pneumococco) oppure malattie che possono essere causa di gravi complicazioni (morbillo, pertosse, rosolia).

E’ proprio necessario vaccinare tutti i bambini?

Quasi sempre è indispensabile vaccinare una percentuale elevata dei bambini non immuni. Questa percentuale deve essere tanto più elevata quanto più è contagiosa la malattia: la tabella ci indica quanti bambini sani possono essere contagiati da uno malato (tasso di riproduzione) per le diverse malattie e quindi quanto deve essere elevata la copertura con la vaccinazione (tasso critico di copertura vaccinale) se vogliamo impedire che si diffonda il microrganismo responsabile della malattia, proteggendo così anche le persone non vaccinate (es. coloro che sono colpiti da gravi deficit del sistema immunitario).

Cosa vuol dire vaccinare a livello mondiale?

Vaccinare i vostri bambini significa partecipare anche all'azione promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha lo scopo di proteggere la salute dei bambini di tutti i Paesi e concorrere a raggiungere obiettivi come l'eliminazione della poliomielite e del morbillo dal mondo.

Grazie al programma di vaccinazioni promosso dall'Oms per offrire a tutti i bambini del mondo la possibilità di essere vaccinati contro 6 malattie (difterite,poliomielite, tetano, pertosse, morbillo, epatite virale B e, nelle zone interessate da questa malattia, febbre gialla) vengono evitati ogni anno almeno 4 milioni di decessi e 400.000 casi di poliomielite in bambini di età inferiore a 5 anni.

Non è troppo presto iniziare le vaccinazioni a 2 mesi?

E' importante che i bambini vengano vaccinati il prima possibile così da proteggerli dalle infezioni quando sono maggiormente vulnerabili.
Le vaccinazioni si iniziano a 2 mesi compiuti (ossia durante il 3° mese, tra i 2 mesi compiuti e i 3 da compiere) per tre ragioni:

  1. a 2 mesi il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere alla vaccinazione;
  2. ogni ritardo nell'inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino;
  3. studi dimostrano che i vaccini somministrati nei bambini piccoli sono efficaci e sicuri: vi sono evidenze che bambini di 2 -3 -4 mesi vaccinati con la 1°dose, presentano perfino meno effetti indesiderati rispetto a bambini più grandi. "Studies show that the vaccine is effective and be safely given to small babies. In fact, there is evidence that babies given their first vaccines at 2, 3 and 4 months are even less likely to have side effects than older children" (dal sito inglese Nhs Immunisation Information).

Ritardare l'inizio delle vaccinazioni ha un prezzo: molte volte questo prezzo fortunatamente non viene mai pagato, e il bambino continua a star bene anche se le vaccinazioni sono ritardate. Ma talvolta il prezzo da pagare è alto. Per esempio, sappiamo che la pertosse nel lattante si manifesta costantemente in modo atipico, con crisi di apnea. Questo fatto rende la pertosse una malattia molto pericolosa specialmente nei primi mesi di vita. Uno studio sui bambini da 6 a 24 mesi ha dimostrato che il rischio di ospedalizzazione è 10 volte più alto nei bambini mai vaccinati contro la pertosse rispetto ai bambini parzialmente o completamente vaccinati.

Se un bambino è nato prematuro non si dovrebbe cominciare la vaccinazione più tardi?

No, i bambini prematuri presentano maggiori rischi di infezioni rispetto ai bambini nati a termine della gravidanza, perché il loro sistema immunitario è meno maturo.
Questo perché la mamma passa i suoi anticorpi al bambino, attraverso la placenta, negli ultimi 3 mesi di gravidanza, per cui un prematuro riceve meno anticorpi. Il vostro pediatra sarà in grado di valutare insieme a voi, il momento più adeguato e tempestivo per la vaccinazione.

Non sarebbe meglio per i bambini, avere la malattia naturale per dare loro una immunità più duratura?

E' vero che l’immunità fornita dall’infezione naturale dura tutta la vita.
Il problema è che per ottenere questa immunità naturale le persone devono prendere l’infezione naturale e purtroppo in questo caso il rischio di complicazioni è molto più grande di quello di reazioni avverse da vaccino.

Qual è la tossicità degli additivi contenuti nei vaccini?

Nessuno studio ha mai dimostrato che gli additivi (adiuvanti, stabilizzanti e conservanti) alle dosi contenute nei vaccini possano determinare problemi di tossicità.Questi additivi possono essere:
Gli adiuvanti gli stabilizzanti i conservanti

Tra gli additivi si possono evidenziare:

  1. Il THIOMERSAL, il cosiddetto MERCURIO, da diversi anni non è più utilizzato come conservante nei vaccini pediatrici; la sua eliminazione è stata dettata dal principio di precauzione, sebbene vari studi epidemiologici non abbiano dimostrato conseguenze per la salute dei bambini a suo tempo vaccinati con prodotti contenenti tale conservante;
  2. L'ALLUMINIO è attualmente presente in quasi tutti i vaccini (meno l'antipolio, l'anti-emofilo e l'anti-morbillo-parotite-rosolia) perché gioca un ruolo fondamentale come adiuvante nella risposta immunitaria. Senza l'alluminio l'efficacia di alcuni vaccini sarebbe fortemente ridotta. Il contenuto di alluminio nei vaccini è dell'ordine di alcuni mg (precisamente varia a seconda del prodotto da 0.25 a 2.5 mg). L'Organizzazione Mondiale della Sanità (1997) afferma che nella popolazione generale non esiste alcun rischio sanitario in relazione all'assunzione di alluminio con i farmaci e con l'alimentazione (ogni giorno ingeriamo con il cibo dai 5 ai 20 mg di alluminio, che è contenuto soprattutto nei vegetali);
  3. La FORMALDEIDE è contenuta in minime quantità in alcuni vaccini inattivati, e viene utilizzata come agente inattivante oppure come conservante. Nonostante il contenuto di formaldeide, quando è presente, sia molto basso (inferiore a 1 mg), sono stati sollevati dubbi sulla sicurezza di tale additivo, nell’ipotesi di mutazioni genetiche.

Non si sa tuttavia che questa sostanza si trova nelle abitazioni poiché è rilasciata dai mobili e da altri materiali comunemente presenti nelle nostre case; inoltre è il risultato di processi di combustione come per es. dal fumo di sigaretta. Ogni giorno tutti noi respiriamo e ingeriamo con i cibi una certa quantità di formaldeide. Un fatto ancor meno noto è che il nostro organismo produce naturalmente piccole quantità di formaldeide che fa parte del nostro normale metabolismo. L'uomo e gli altri mammiferi hanno naturalmente (cioè anche in assenza di esposizione ambientale) una concentrazione di formaldeide nel sangue pari a 2.5 microgrammi per ml. Un bambino anche quando è vaccinato con un prodotto contenente formaldeide, riceve al massimo 0.1 -0,2 mg, mentre nel suo sangue è già naturalmente presente una quantità 5-10 volte maggiore (1 mg).

I vaccini possono causare la Sids?

Ampi studi epidemiologici hanno dimostrato che l'incidenza della Sids è la stessa sia in presenza che in assenza di vaccinazione.
Studi recenti hanno addirittura dimostrato che la vaccinazione diminuisce il rischio di Sids. Inoltre, in più parti del mondo si è verificata una diminuzione della Sids, senza che vi fosse una parallela diminuzione dei bambini vaccinati: sono bastati efficaci programmi di educazione sanitaria della popolazione come promuovere la posizione a pancia in su del lattante.

Quanto sono sicuri vaccini?

I vaccini sono tra i farmaci più sicuri che abbiamo a disposizione.
Per essi ci si attende uno standard in termini di sicurezza più elevato rispetto ad altri farmaci, in quanto vengono somministrati a milioni di persone,in particolare a bambini e comunque a soggetti sani, e generalmente in condizioni di basso rischio di malattia, mentre quando siamo malati siamo in genere più disponibili a sopportare gli eventuali effetti collaterali di un farmaco.

Questa garanzia di sicurezza è possibile perché:

  1. i vaccini sono prodotti con tecnologie che ne permettono un'ottimale purificazione;
  2. prima di essere messi in commercio, vengono sottoposti a numerosissimi studi e ricerche per evidenziarne l'efficacia e la massima sicurezza;
  3. gli esami per i vaccini non finiscono mai: anche dopo la loro commercializzazione viene studiata la loro sicurezza e il loro impatto sulla popolazione. In particolare ogni volta che emerge l'ipotesi relativa ad un effetto collaterale importante, inizia una verifica attraverso rigorosi studi epidemiologici.

Naturalmente i vaccini, come tutti i farmaci, possono essere accompagnati da effetti collaterali.

Quali sono i reali rischi da vaccinazione?

Tutti i vaccini hanno dei possibili effetti collaterali.

La maggior parte di questi eventi avversi sono lievi: dolore, rossore e gonfiore nella zona di iniezione, irritabilità ed un eventuale rialzo febbrile, che solitamente non supera i 38°C. Solo in caso di rialzo superiore a 38,5°C può essere somministrato un farmaco antifebbrile. In caso di comparsa di eventi avversi si raccomanda di avvisare il pediatra e/o il servizio vaccinale per il trattamento opportuno e/o la segnalazione. Estremamente più rare possono verificarsi delle reazioni, quali:

  • Le convulsioni. La convulsione è una contrazione involontaria di alcuni muscoli volontari. Si tratta di una particolare reazione di tipo irritativo del sistema nervoso centrale di alcuni bambini particolarmente sensibili allo stimolo eccitatorio costituito da un brusco rialzo termico. Si può infatti manifestare anche con febbre non particolarmente alta, poco più di 38,5°C, purché il passaggio dallo stato non febbrile allo stato febbrile avvenga bruscamente, nell’arco di meno di un’ora per esempio. Le convulsioni non provocano alcuna conseguenza permanente) ed episodi ipotonico-iporesponsivi, osservati in particolare dopo la somministrazione dei vaccini contro la pertosse. E' tuttavia necessario confrontare questi rischi con i rischi derivanti dalla malattia: per esempio sia il morbillo che la pertosse sono causa di convulsioni con una frequenza enormemente superiore a quella dei vaccini. In più, la pertosse e il morbillo possono causare danni neurologici gravi e permanenti.
  • Le reazioni allergiche gravi fino all’ancor più raro shock anafilattico, che nei bambini piccoli insorgono nel minor tempo dalla vaccinazione, con problemi respiratori (broncospasmo ed edema della laringe), circolatori (ipotensione e tachicardia), vomito e diarrea a rapida insorgenza. E' sufficiente, dopo la vaccinazione, rimanere tra i 15-30 minuti nella sala d'attesa dell'ambulatorio vaccinale, che è attrezzato per il trattamento di questo tipo di reazioni.
  • Diminuzione delle piastrine (piastrinopenia) rarissima complicanza che si può verificare in seguito alla vaccinazione morbillo, parotite e rosolia, ma la cui frequenza è 10 volte maggiore dopo la malattia naturale.
  • Le rarissime reazioni gravi che si verificano hanno generalmente una risonanza enorme, che induce a dimenticare l'elevatissimo numero di malattie, di complicazioni e di morti che vengono prevenute con le vaccinazioni. Purtroppo a volte la nostra mente ci porta a temere maggiormente un rischio teorico o ipotetico piuttosto che un rischio reale e tangibile.
Come si possono prevenire le reazioni avverse?

Per evitare le reazioni avverse è importante il controllo prevaccinale: l’operatore sanitario che somministra le vaccinazioni deve sempre fare una valutazione preventiva dei soggetti, alla ricerca di precauzioni e/o controindicazioni a quella vaccinazione prima della somministrazione. Questa valutazione è utile che venga fatta dal pediatra. In ogni caso, prima della vaccinazione l’operatore sanitario:

  • si assicura che non esistano controindicazioni (accurata anamnesi prevaccinale con particolare riguardo alla presenza di un grado di ipersensibilità);
  • chiede ai genitori se si sono verificate reazioni alle precedenti vaccinazioni;
  • se esistono dubbi sulla interpretazione di quanto riferito o sulla opportunità di somministrare il vaccino, contatta il pediatra o il medico di medicina generale del vaccinando.<

I bambini vaccinati devono restare nella sala d'attesa dell'ambulatorio vaccinale fino a 30 minuti dopo la somministrazione del vaccino, per assicurarsi che non si sviluppi una reazione avversa.

Ci sono degli accertamenti sanitari o di laboratorio da eseguire prima delle vaccinazioni?

Nonostante la comprensibile richiesta di aumentare la capacità di previsione di eventuali reazioni avverse non ci sono attualmente accertamenti di laboratorio (basati su evidenze scientifiche) in grado di prevedere/prevenire eventi così rari.

Esiste invece la possibilità attraverso l’anamnesi, di identificare le situazioni che controindicano, temporaneamente o per sempre, la somministrazione di un vaccino oppure situazioni che richiedono prudenza nell’iniziare o continuare una vaccinazione. Nessun esame, al momento attuale, riesce invece a stabilire se un bimbo presenta un aumentato rischio di reazioni , così come non è necessario effettuare prima delle vaccinazioni una visita medica o misurare la temperatura corporea.

La scelta di curare il proprio figlio con l'omeopatia è incompatibile con la scelta di vaccinarlo?

L'omeopatia, non è incompatibile con la medicina cosiddetta "convenzionale".

L'Associazione Britannica di Omeopatia (British Homeopathic Association) e la Facoltà di Omeopatia (Faculty of Homoeopathy), due autorevoli istituzioni londinesi, che si occupano di formazione e attività scientifiche in campo omeopatico, hanno scritto la loro posizione ufficiale nei confronti delle vaccinazioni: "Ove non vi siano controindicazioni di carattere medico, le vaccinazioni dovrebbero essere effettuate normalmente utilizzando vaccini testati e approvati in modo convenzionale".

Il tetano rappresenta un rischio reale per i bambini?

Se un bimbo non viene vaccinato contro il tetano, resta esposto al rischio d'infezione tetanica per tutta la vita.
Anche se il tetano si è ridotto notevolmente in Italia a partire dalla sua introduzione come vaccinazione obbligatoria nel 1963, si segnalano ancora circa 100 casi l’anno, con vittime le persone non vaccinate, soprattutto donne anziane.
Tra i bambini i casi di tetano sono rarissimi, proprio perché vaccinati, ma sempre possibili, come successo ad un bambino piemontese nel 2006. Nel 2006 in Italia un bambino di 34 mesi si è ammalato di tetano. In precedenza aveva ricevuto una sola dose del vaccino antitetanico contenuto nel vaccino esavalente. I genitori avevano successivamente rifiutato di proseguire il ciclo vaccinale a causa di una dermatite atopica che si era manifestata alcuni giorni dopo la prima dose di vaccino. In realtà non esistono prove che la dermatite atopica possa essere causata o aggravata dalla vaccinazione, e infatti questo disturbo non è considerato una controindicazione alle vaccinazioni pediatriche. Un’unica dose del vaccino contro il tetano non è in grado di assicurare una protezione sono necessarie almeno 3 dosi (ciclo di base e successivi richiami). Nel giugno del 2006 il bambino si è ferito molto banalmente al pollice sinistro, urtando contro un cancello di ferro. La ferita, è stata pulita e medicata in modo appropriato. Dopo 14 giorni sono comparsi i sintomi del tetano, che ha richiesto un ricovero nell'Unità di rianimazione di un ospedale pediatrico.

Dopo essere stato dimesso dall'ospedale, il bimbo ha continuato il normale ciclo delle vaccinazioni pediatriche senza sviluppare alcuna reazione. Questo episodio ci insegna due cose:

  1. che una falsa controindicazione alla vaccinazione, come la dermatite atopica, può condurre ad un rifiuto della vaccinazione e che tale rifiuto può avere conseguenze molto gravi;
  2. solo il completamento del ciclo vaccinale è in grado di proteggere dalle malattie prevenibili con un vaccino: effettuare una sola dose di vaccino tetanico è come non effettuare alcuna vaccinazione.
Ha ancora senso vaccinare oggi contro la poliomielite?

L' ultimo caso di infezione da virus della poliomielite in Italia risale al 1982 e in Europa al 1998.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel 2002 ha dichiarato lo stato di area “polio free” della Regione Europea che però nell’Aprile 2010 viene messo in discussione per l’insorgenza di un’epidemia di poliomielite in Tagikistan.
Alla data del 10 settembre 2010 in questo stato europeo sono stati riportati 705 casi di paralisi flaccida acuta di cui 456 da infezione di polio selvaggio Wpv1 ufficialmente confermati con analisi di laboratorio. Maggiormente colpiti sono stati i bambini sotto i 14 anni (88%). L’ultimo caso confermato risale al 4 luglio 2010 e i morti sono stati 20.
L’epidemia è stata bloccata attraverso campagne di vaccinazione contro la polio non solo in Tagikistan ma anche nei paesi limitrofi dove sono stati riportati alcune centinaia di casi: Russia, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan.
Con questa nuova epidemia la Commissione europea per l’Eradicazione della poliomielite ha riconosciuto che lo status di “polio-free” dell’Europa è in pericolo. La gravità della situazione richiede a tutti gli Stati membri di rafforzare la sorveglianza della poliomielite per prevenirne la diffusione e l’istituzione di misure di controllo rapide ed efficaci.
Da qui l’importanza di mantenere anche in Italia elevati livelli di copertura contro la polio per evitare la diffusione di eventuali virus importati e garantire la protezione sia a livello individuale che collettivo di tutti i bambini che vivono nel territorio nazionale o che viaggiano in paesi dove ancora la polio esiste in forma endemica (India, Pakistan, Nigeria, DR Congo, ecc.).

Domande/risposte 8. Leggergli un libro

Perchè leggere ad alta voce al vostro bambino già nel primo anno di vita?

E' un’esperienza molto piacevole per voi e per il vostro bambino. Calma, rassicura e consola. Rafforza il legame affettivo tra voi che leggete e lui che ascolta. Leggere ad alta voce, precocemente, al vostro bambino crea in lui l’abitudine all’ascolto, accresce in lui il desiderio di imparare a leggere.

Quando leggere con i vostri bambini?

Scegliete i momenti della giornata in cui il bimbo è più attivo, recettivo, motivato, ma anche quelli in cui voi siete più disponibili e tranquilli: deve essere un piacere reciproco. Potete riservare alla lettura un momento particolare della giornata (prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti…), preoccupandovi di evitare possibili distrazioni e disturbi (telefono, televisione…). Potrà essere anche poco lo spazio dedicato ogni volta alla lettura, ma dovrà essere quotidiano e mantenuto nel tempo. Se il bambino si agita o è inquieto non insistete. Approfittate dei momenti di attesa (durante un viaggio, dal medico, ecc.). La lettura sarà di conforto al vostro bambino anche in alcuni momenti difficili, per esempio se si ammala.

Come condividere i libri con i vostri bambini?

Non è necessario essere lettori esperti, basterà utilizzare il linguaggio di tutti i giorni e non solo la voce ma anche gli sguardi, i gesti, i suoni, seguendo alcune semplici indicazioni:

  • Scegliete un luogo confortevole dove sedervi
  • Recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito
  • Tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine chiaramente
  • Fategli indicare le figure
  • Parlate delle figure e ripetete le parole di uso comune
  • Leggete con partecipazione, create le voci dei personaggi e usate la mimica per raccontare la storia
  • Variate il ritmo di lettura (più lento o più veloce)
  • Fategli domande: cosa pensi che succederà adesso?
  • Lasciate che il bambino faccia domande e cogliete l’occasione per parlare
  • Lasciate scegliere i libri da leggere al vostro bambino
  • Rileggetegli i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso
  • Mettete a disposizione del vostro bambino quanti più libri possibile
Come scegliere un libro?

Quanto più piccolo sarà il bimbo tanto più semplici saranno i libri, di dimensioni e materiali adatti perché lui possa anche tenerli in mano e magari giocarci; con tanto colore, con grandi immagini e con poco testo per poter dare spazio alla fantasia del lettore che costruirà la storia e del bimbo che l’ascolterà. Quanto più grande sarà il bambino tanto più i libri diventeranno interessanti e complessi.

 

Ultimo aggiornamento: 

Mercoledì, 31 Luglio, 2013

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