La normativa del Veneto sul riscontro diagnostico della Sids

La prima normativa a livello nazionale che tenta una prima regolamentazione è la legge n. 31 del 2 febbraio 2006  attualmente in via di revisione.
Questa legge che disciplina il riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante (Sids) e di morte inaspettata del feto (Siud), prevede l’obbligo di un riscontro diagnostico previo consenso dei genitori, da effettuarsi in centri autorizzati secondo un protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Milano.
 
La Regione Veneto con DGR n. 2218 del 20 gennaio 2011 individua come struttura di riferimento regionale per il riscontro diagnostico sulle vittime della Sids e della Siud l’Unità Operativa Complessa di Patologia  Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera di Padova. Struttura in possesso dei requisiti professionali, ambientali/strutturali, e organizzativi previsti dal DM del 21 dicembre 2007.
 
Successivamente con DGRV n. 340 del 19 marzo 2013  si disciplina a parziale modifica di quanto disposto con la DGR n. 2218/2011, che i riscontri diagnostici, oltre ad essere effettuati dalla struttura di riferimento regionale possano essere effettuati anche presso altre strutture in possesso dei requisiti di cui al DM 21 dicembre 2007
Tale modello organizzativo, decentralizzando l'effettuazione dei riscontri diagnostici, ha inteso di consentire il raggiungimento di un maggior grado di adesione della formulazione del consenso da parte dei genitori contestualmente minimizzando l'impatto emotivo, in una situazione di criticità, connesso a un differimento nella sepoltura/tumulazione dovuto al trasferimento della salma da una struttura ad un'altra.
 
Le strutture sanitarie rispondenti ai requisiti effettuano quindi gli esami autoptici secondo i protocolli SIDS e SIUD individuati negli Allegato A e Allegato B della DGRV n. 340/2013, provvedendo alla raccolta dei dati anamnestici e circostanziali, e inviando alla struttura di riferimento regionale quanto previsto nei protocolli medesimi, oltre al modulo di consenso compilato da entrambi i genitori di cui all'Allegato C.
 
Con la pubblicazione, del 22 novembre 2014, dei protocolli diagnostici contenuti nel decreto 7 ottobre 2014, si dà finalmente attuazione a quanto previsto dalla legge 2 febbraio 2006, n. 31 "Disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte inaspettata del feto" definendo due percorsi diagnostici con due protocolli distinti, uno per la morte improvvisa del lattante (allegato 1e l’altro per la morte inaspettata del feto (allegato 2).
 
Questi protocolli, elaborati da un apposito gruppo di lavoro e sottoposti ad approvazione del Consiglio Superiore di Sanità definiscono in modo particolareggiato tutte le tappe del riscontro diagnostico sui lattanti deceduti improvvisamente e sui feti deceduti anch'essi senza causa apparente:
  • indagine medico-legale
  • autopsia
  • diagnosi molecolare infettivologica
  • accertamento tossicologico
  • valutazione genetica
  • consulenza genetica
  • indagini citogenetiche
I risultati delle indagini svolte secondo i due protocolli dovranno essere comunicati tempestivamente dai centri autorizzati alla banca dati nazionale istituita presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli studi di Milano (già Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Milano) per consentire di comprendere e analizzare meglio questi eventi avversi. 
 
Il percorso interdisciplinare elaborato offre ai professionisti sanitari la possibilità di definire tutte le informazioni necessarie e le modalità idonee attraverso cui raccogliere le medesime informazioni e quindi di adottare azioni e strumenti adeguati, per giungere alla corretta valutazione dei risultati dei propri interventi.
 

Aggiornato l'11 dicembre 2014

Tags: 

Ultimo aggiornamento: 11/12/2014