9 SETTEMBRE: FASD AWARENESS DAY

mamma gravidanza

 

Il giorno 9 settembre, come ogni anno, si celebra la Giornata internazionale della sindrome feto-alcolica e disturbi correlati.

Il termine FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorder, Spettro dei Disordini Feto Alcolici) include tutte le anomalie che possono presentarsi a causa dell’esposizione fetale all’alcol, ed è un termine “ombrello” che sottolinea come le disabilità dovute al consumo di alcol in gravidanza siano un continuum con diversi gradi di espressione. Non si tratta quindi di una diagnosi specifica, ma di una gamma di differenti quadri clinici che si manifestano in un ampio spettro di alterazioni fisiche, cognitive e comportamentali a breve e a lungo termine. Possono essere presenti danni neurologici, basso peso alla nascita, ritardo dello sviluppo psicofisico, malformazioni, difficoltà di apprendimento e di memoria, difficoltà di attenzione e della capacità di giudizio, difficoltà del linguaggio e problematiche sociali.

La forma più severa e conclamata della FASD è la FAS (Fetal Alcohol Syndrome, Sindrome Feto Alcolica). Tale sindrome è caratterizzata dalla presenza di ritardo nella crescita prenatale e/o postnatale, danni del Sistema Nervoso Centrale e malformazioni craniofacciali caratteristiche. Inoltre, possono essere presenti malformazioni congenite di tipo scheletrico, cardiaco, urogenitale, oculare ed uditivo.

I danni prodotti dall’alcol in gravidanza sono irreversibili e non esiste cura. Tuttavia possono essere avviati trattamenti specifici, come programmi di riabilitazione e sostegno. Inoltre è possibile trattare alcune delle patologie concomitanti. Per questo è importante una diagnosi precoce, per permettere di iniziare il prima possibile il percorso di presa in carico.

Non è facile calcolare la prevalenza di FASD nel mondo, per la mancanza di studi disponibili e per il fatto che si tratta di una sindrome ancora sotto diagnosticata. In Italia, la prevalenza si stima tra il 2 e il 4% dei nati. L’unico modo per ridurre questa percentuale è attraverso campagne informative (come la campagna Too Young To Drink) e attraverso indicazioni chiare e corrette fornite dagli operatori quando ancora la donna non è in gravidanza.

Mentre il consumo moderato di alcolici in gravidanza si riscontra maggiormente tra donne benestanti e con un alto titolo di studio, il consumo eccessivo e l’abuso sono più frequenti tra le fasce di popolazione più svantaggiate.

L’esposizione prenatale all’alcol, a partire dalle problematiche cognitive e comportamentali che ne derivano, può a sua volta determinare conseguenze secondarie che determinano ulteriori svantaggi sociali e riducono le potenzialità d’azione e di salute. Ad esempio, i giovani affetti da FASD hanno una probabilità 19 volte più alta di essere arrestati rispetto ai coetanei sani.

Altre situazioni secondarie, strettamente correlate a tali patologie alcool-correlate, sono disoccupazione, perdita della famiglia, maggiore morbilità e mortalità, uso di sostanze psicoattive, problemi psichiatrici, problemi scolastici, alterazioni del comportamento sessuale. Per queste ragioni, l’esposizione prenatale all’alcol è stata definita “trappola della povertà”: contrastarla permette non solo di agevolare il nascituro, ma di rompere il circolo vizioso delle disuguaglianze in salute e promuovere equità.

Non esistono dosi “sicure” di alcol da poter assumere durante la gravidanza. Anche piccole dosi possono determinare nel tempo problemi cognitivi e comportamentali nel bambino. Il consumo in gravidanza di piccole dosi di alcol al giorno (anche solo un bicchiere di vino o una birra piccola) è associato infatti a possibili disturbi dell’attenzione, di apprendimento e dello sviluppo socio- emozionale. Per questo la raccomandazione è quella di eliminare completamente le bevande alcoliche già da quando si sta pensando ad una gravidanza e proseguire per tutta la sua durata e durante l’allattamento.

 

Fonti ed approfondimenti:

 

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Giovedì, 5 Settembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 05/09/2019