Bed sharing e Sids

Fra tante raccomandazioni…che fare?

Fino al 2004 si riteneva che la condivisione del letto dei genitori (bed sharing)  fosse una pratica sicura salvo la presenza di alcune condizioni che aumentavano il rischio di Sids e costituivano una controindicazione al bed sharing: il fumo o il consumo di alcol dei genitori, l’assunzione di farmaci in grado di alterare la capacità di risveglio da parte dei genitori, condizioni di stanchezza inusuali e tali da rendere difficile la risposta alle sollecitazioni del bambino o il sovraffollamento in casa.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni studi che hanno messo in dubbio la sicurezza della condivisione del letto con i genitori anche in assenza dei fattori di rischio citati.

Sull’ultimo, di cui abbiamo notizia recentemente nella news “bed sharing: continua la discussione”  sono successivamente emersi significativi limiti metodologici che ne  ridimensionano l’autorevolezza e l’affidabilità.

Lo studio della London School of Hygiene Tropical Medicine riportava risultati in base ai quali il bed sharing era da sconsigliare in qualsiasi circostanza e situazione. Anche in caso di allattamento al seno secondo gli autori  era da raccomandare la rinuncia alla condivisione del letto al termine della poppata, per evitare    mamma e il bambino si addormentino uno vicino all’altro.

Un punto debole dello studio, in particolare, riguarda l’impossibilità di valutare quanto accanto alla condivisione del letto nei casi esaminati,  non fossero compresenti  altri importanti fattori di rischio come il fumo, il consumo di alcol, l’assunzione di farmaci.

A questo si aggiunga che lo sconsigliare drasticamente il bed sharing potrebbe demotivare le mamme dall’allattamento esclusivo al seno, privando il bambino degli ormai noti  effetti protettivi dell’allattamento rispetto alla Sids.

Al momento il dibattito da parte della comunità scientifica è particolarmente acceso.

L’insieme dei dati disponibili aveva già determinato alcuni cambiamenti nelle raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (Aap).

La stessa Unicef (Comitato UK per la Baby Friendly Hospital Initiative per la promozione dell’allattamento al seno) insieme alla Fondazione per lo Studio delle Morti Infantili (FSID-UK), aveva revisionato in questo senso le proprie raccomandazioni, è riposto recentemente uno “statement” che rimane pertanto il punto di riferimento più aggiornato (21 maggio 2013) 

In sintesi:

  • alla luce delle più recenti e accreditate raccomandazioni,  rappresentano fattori di rischio per il bed sharing il consumo di tabacco, di alcol o di farmaci da parte dei genitori, oltre a condizioni di particolare stanchezza
  •  il letto non va mai condiviso quando il lattante è nato pretermine o piccolo per l’età gestazionale, se la mamma non allatta al seno (essendo la qualità del sonno diversa per effetto degli ormoni dell’allattamento)
  • il lattante non deve condividere il letto con un altro bambino. Il bambino più grande nel sonno si muove e potrebbe accidentalmente schiacciare il piccolo.
  • rimane particolarmente pericoloso condividere il sonno con il lattante su divani e poltrone, sia per il rischio consistente di intrappolamento del lattante tra le sponde o tra i cuscini, sia perché questo tipo di bed sharing, per lo più involontario, riflette una condizione di particolare stanchezza associata all’addormentamento involontario e non controllato da parte dell’adulto.

Ribadita che la posizione più sicura è in una culla vicino al letto (The safest place for your baby to sleep is in a cot by your bed), la scelta della condivisione del letto va poi lasciata ai genitori,  a cui vanno ricordate le precauzioni e in quali casi questa pratica è del tutto sconsigliata, assumendo, sia in un caso che nell’ altro un atteggiamento di sostegno, teso alla consapevolezza e non prescrittivo.

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Mercoledì, 20 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 28/02/2014