Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre scorso si è celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Come GenitoriPiù, da sempre impegnato a fornire strumenti agli operatori sanitari e ai genitori a supporto di una genitorialità consapevole, per contrastare le diseguaglianze, socioeconomiche e di genere, ci siamo interrogati su due quesiti: che impatto hanno la violenza di genere e la violenza domestica sui bambini? Cosa è possibile fare come operatori della sanità?

Secondo i dati Istat, il 31,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner (62,7% degli stupri), parenti (3,6% degli stupri) o amici (9,4% degli stupri).       
Seppure il Rapporto del 2014 abbia indicato una diminuzione delle violenze e una maggiore consapevolezza nelle donne, risulta aumentata la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza psicologica e fisica sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014).

Inoltre il report dell’UNICEF “Oltre le porte chiuse, l’impatto della violenza domestica sui bambini” (pdf in inglese 1,74 Mb), pubblicato lo scorso anno, mette in luce le conseguenze: neonati e bambini piccoli esposti alla violenza in casa possono sperimentare uno stress emotivo tale da danneggiare lo sviluppo cerebrale e compromettere la crescita cognitiva e sensoriale. Crescendo il disagio personale può manifestarsi anche nel rendimento scolastico e amplificarsi poi ulteriormente.

I dati Istat indagano inoltre la trasmissione della violenza da una generazione all’altra, che può essere attivata sia perché si è assistito alla violenza tra i genitori, sia perché la si è vissuta direttamente. “Dai dati emerge chiaramente che i maschi imparano ad agire la violenza, le femmine a tollerarla (…): il partner è più spesso violento con le proprie compagne se ha subìto violenza fisica dai genitori, in particolare dalla madre (la violenza da partner attuale aumenta dal 5,2 al 35,9%) o se ha assistito alla violenza del padre sulla propria madre (dal 5,2 al 22%) Tra le donne vittime di violenze sessuali prima dei 16 anni, l’incidenza di violenza fisica o sessuale da adulte raggiunge il 58,5% (contro il 31,5% valore medio), il 64,2% tra le donne che sono state picchiate da bambine dal padre e il 64,8% nel caso abbia subìto violenza fisica dalla madre” (La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Anno 2014 pdf. 835 Kb).

Come operatori sanitari abbiamo la responsabilità di prevenire, intercettare e minimizzare la violenza di genere nella vita di donne e bambini, con l’aiuto anche delle scuole e dei media.
Come ha affermato l’Organizzazione mondiale della sanità questo è vero per diverse ragioni:

  • le donne e le ragazze che subiscono violenza hanno maggiori probabilità di utilizzare i servizi sanitari
  • gli operatori sanitari sono spesso il primo punto di contatto professionale delle donne
  • tutte le donne sono coinvolte dai servizi sanitari ad un certo punto della propria vita.

Per fare ciò l’OMS indica alcune azioni attraverso le quali le Strutture Sanitarie possono intervenire:

  • Sostenere i programmi di prevenzione che sfidano gli stereotipi che perpetuano la dominanza maschile o la subordinazione femminile, stigmatizzando i sopravvissuti o normalizzando la violenza
  • Promuovere messaggi sul consenso e il rispetto nei rapporti intimi e sessuali nelle scuole e nelle attività di educazione e promozione della salute
  • Rafforzare la segnalazione sistematica della violenza contro le donne e ragazze includendo indicatori e raccolta di dati nei sistemi di informazione e sorveglianza sanitaria
  • Affrontare le esigenze dei bambini che assistono alla violenza dei partner nelle loro case
  • Affrontare l’abuso di alcol e di sostanze e la depressione materna come fattori di rischio e conseguenze della violenza da parte dei partner
  • Stimolare programmi in altri settori su interventi di prevenzione basati sull'evidenza, compresi programmi di sussistenza economica per le donne.

E molto altro ancora può essere fatto da un Sistema Sanitario Nazionale che ha come obiettivo il sostegno di mamme, papà e bambini e la promozione di una genitorialità consapevole anche attraverso la presa in carico e la cura delle situazioni di fragilità che generano spirali di violenza familiare.

Ricordiamo il numero di pubblica utilità 1522 attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno, gratuitamente, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo per una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking.

(http://www.pariopportunita.gov.it/materiale/numero-verde-1522/ )


Organizzazione Mondiale della Sanità: Global Plan of Action: Health systems address violence against women and girls. (Per approfondire: Piano di azione globale per i sistemi sanitari nell’affrontare la violenza contro le donne, le ragazze e i bambini).

 

 

 

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Martedì, 27 Novembre, 2018
Ultimo aggiornamento: Martedì, 27 Novembre, 2018 - 16:01