La serie del Lancet sull’Allattamento

La situazione globale di crescente emergenza umanitaria durante l'ultimo periodo, ci conduce a voler riportare l’attenzione alla serie sull’Allattamento pubblicata a gennaio 2016 da Lancet: Lancet Breastfeeding Series che valuta i tassi globali di allattamento, le tendenze e le disuguaglianze, così come l’importanza a breve e lungo termine, sia per la madre sia per il bambino.

Lo studio rientra nella Strategia globale per la salute delle donne, bambini e adolescenti presentata a settembre dall'Oms all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo le evidenze emerse dallo studio, i costi globali derivati dalla mancanza di allattamento materno ammonterebbero a più di 300 miliardi di dollari, una cifra paragonabile all'intero volume del mercato farmaceutico mondiale.

Viene dichiarato inoltre che oltre 800 mila morti tra i bambini di tutto il mondo, (particolarmente nelle aree di guerra o calamità con emergenze umanitarie che causano alti livelli di povertà e condizioni sanitarie pessime) una cifra pari al 13% del totale dei piccoli al di sotto dei 5 anni, la metà dei casi mondiali di dissenteria e circa un terzo delle infezioni respiratorie, potrebbero essere prevenute grazie ad una maggiore diffusione dell'allattamento materno.

Periodi di allattamento più prolungati migliorano la salute materna, aumentano la distanza fra una gravidanza e l'altra e salvano milioni di vite ogni anno grazie alla riduzione del rischio di cancro al seno e alle ovaie: per ciascun anno di allattamento una donna diminuisce del 6% la possibilità di contrarre cancro al seno e avrebbe benefici anche contro il rischio di tumore alle ovaie. Ogni anno 20 mila casi di cancro al seno sono prevenuti grazie all'allattamento materno. Se questo venisse migliorato, sarebbe possibile prevenire ulteriori 20 mila casi ogni anno.

La serie di articoli è importante perché fa una carrellata di quelle che sono barriere e le azioni necessarie per migliorare l’avvio ed il sostegno allattamento materno.

Uno degli articoli della serie evidenzia l’importanza di azioni coordinate globalmente per proteggere l’allattamento mediante la piena attuazione del Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. Il marketing aggressivo dei prodotti sostitutivi del latte, come quello formulato per i neonati, adottato dalle aziende e dai distributori costituisce una minaccia alla pratica dell’allattamento al seno. L’indagine rileva che l'influenza dell'industria dei surrogati del latte materno è in crescita e si stima che il valore del mercato raggiungerà gli oltre 70 miliardi di dollari nel 2019, una cifra che supera di gran lunga i soldi spesi per promuovere i benefici dell'allattamento materno nel mondo. Leggi qui la traduzione in italiano dell’articolo a cura del Movimento Allattamento Materno Italiano (MAMI).

L'allattamento materno - conclude il lavoro - è uno dei pochi comportamenti positivi per la salute più diffuso nei Paesi poveri che in quelli ricchi. E nei Paesi poveri è maggiore il numero delle donne che si affida a questa pratica.

Se non ci fosse l'allattamento materno, il gap tra Paesi ricchi e quelli poveri relativo alla sopravvivenza dei bambini sarebbe ancora più alto.

Anche il contributo di salute dell’allattamento materno nei paesi più ricchi, in termini di ridotta  mortalità, morbilità e spesa sanitaria, è ormai un dato acquisito:  basti ricordare l’importante studio dell’Harvard University  pubblicato sulla rivista Pediatrics del 2010.

I risparmi per il sistema sanitario: è stato calcolato che se nel 90% delle famiglie USA si allattasse in modo esclusivo fino ai sei mesi, il risparmio sanitario sarebbe di $ 13 miliardi l’anno con 911 morti in meno (prevalentemente neonati) e di $ 10.5 miliardi con 741 morti in meno se la percentuale fosse dell’80% (da Pediatrics, 5 Aprile del 2010).

In Italia i bambini allattati al seno “hanno un costo minore per il servizio sanitario: € 34,69 contro € 54,59 per bambino per anno per le visite ambulatoriali, e € 133,53 contro € 254,03 per i ricoveri ospedalieri, con un risparmio di € 140 a bambino all’anno".(Cattaneo A, Ronfani L, Burmaz T, Quintero-Romero S, Macaluso A, Di Mario S. Infant feeding and cost of health care: a cohort study. Acta Paediatr. 2006;95(5):540-546)

Nel Regno Unito, "per cinque patologie, un aumento moderato dei tassi di allattamento si tradurrebbe in un risparmio di costi per il SSN britannico di 40 milioni di sterline e una riduzione di ricoveri ospedalieri e di contatti con il medico di famiglia".(Renfrew, M. J., McCormick, F. M., Wade, A., Quinn, B. & Dowswell, T. Support for healthy breastfeeding mothers with healthy term babies. Cochrane Database Syst Rev 5, CD001141 - 2012).

Il ritorno sugli investimenti in nutrizione: incrementare gli interventi in nutrizione presenta una ratio costi-benefici di 1 a 16 (Global nutrition report 2014. Geneva. WHO. 2014) ed eliminare la sottonutrizione in Asia ed Africa significherebbe un aumento dell’11% del prodotto interno lordo (Approach to nutrition programming in the East Asia and Pacific Region 2014-2015: evidence. New York. UNICEF. 2014).

In conclusione, promuovere e supportare l’allattamento al seno nei primi due anni di vita potrebbe evitare quasi il 12% delle morti sotto i cinque anni, prevenendo la malnutrizione ed assicurando un buon inizio ad ogni nuovo nato (The health of the people: what works: health through the life course. Geneva. WHO. 2014.102)

A fronte di tutte le evidenze scientifiche raccolte nel tempo, si può dire che sui molteplici vantaggi e benefici dell’allattamento al seno, il consenso delle maggiori associazioni di professionisti nel nostro paese sia ufficialmente unanime e supportato da basi normative, lasciando ogni comportamento contrario alla promozione dell’allattamento al seno, basarsi su convinzioni prive di fondamento e con effetti dannosi per i singoli e per la comunità.

Vedi anche la pagina del progetto allattamento

 

 

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Mercoledì, 15 Giugno, 2016
Ultimo aggiornamento: 16/08/2016