Mortalità infantile in riduzione, ma non abbastanza

(Estratto e adattato Da Epicentro) Lo studio pubblicato su The Lancet, dal titolo “Global, regional, and national causes of under-5 mortality in 2000–15: an updated systematic analysis with implications for the Sustainable Development Goals”, fornisce il quadro aggiornato e completo della mortalità infantile nel mondo.

L’indagine, finanziata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dalla Fondazione Bill & Melinda Gates e condotta da ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, del China National Office of Maternal and Child Health Surveillance e della Sichuan University, oltre che dell’Oms stessa, riporta i dati relativi al periodo 2000-2015, dei 194 Stati membri.

Le stime

Secondo le stime del gruppo di esperti, nel 2015 si sono verificati nel mondo 5,9 milioni di decessi tra i bambini sotto i 5 anni, quasi la metà dei quali tra i neonati (primi 28 giorni di vita).

Rispetto al 2000, nel 2015 si sono registrati oltre 4 milioni di morti in meno, grazie soprattutto alla riduzione di mortalità per polmonite, diarrea, morte durante il parto, malaria e morbillo. Nel periodo considerato, ciascuna di queste cause si è ridotta di circa un terzo.

Tuttavia, si continuano a rilevare disuguaglianze in salute tra i paesi in via di sviluppo (che si collocano tutti nell’Africa subsahariana), dove alcune delle cause sopraelencate continuano ad essere tra le principali responsabili della mortalità infantile ed i paesi sviluppati con tassi minimi di mortalità (<10 decessi per 1000 nati vivi) dove le cause più frequenti di morte sono: le anomalie congenite, le complicanze associate al parto pretermine, e gli incidenti traumatici.

Queste cause possono essere tutte controllate: per le anomalie congenite affinando la diagnosi prenatale e le tecniche chirurgiche; per le complicanze legate al parto pretermine, migliorando l’assistenza sanitaria durante la gravidanza e il parto; per gli incidenti, con interventi di prevenzione mirati e di provata efficacia e in generale con interventi semplici e relativamente poco costosi o a costo zero, come l’allattamento al seno, le vaccinazioni specifiche a livello globale e la profilassi antimalarica, la potabilizzazione dell’acqua e le misure di igiene nei paesi interessati da carenze.

Leggi l’approfondimento nell’articolo completo a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Cnesps-Iss.

 

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Giovedì, 23 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 26/04/2017