Uscire dal silenzio: la morte perinatale

Dall’ultima rilevazione GenitoriPiù è emerso che quasi il 60% degli operatori non si sente preparato ad affrontare adeguatamente situazioni di morte in culla o lutto perinatale. Ma non si tratta di eventi rari. Una donna su sei sperimenta la dolorosa esperienza di perdere un bambino nel corso della gravidanza, durante il parto o dopo la nascita. Proprio per questi motivi, come GenitoriPiù pensiamo sia fondamentale uscire dal silenzio e parlare di morte perinatale.

Nonostante le aspettative, le precauzioni e i comportamenti preventivi più corretti, non sempre il concepimento raggiunge un esito felice. L’aborto spontaneo nel primo trimestre avviene con un’incidenza del 15-25%, mentre una morte perinatale o una morte in culla (SIDS) sono molto più rare. Dal punto di vista strettamente medico l’OMS definisce come “morte perinatale” la perdita  di  un  figlio  avvenuta  tra  la  28a  settimana  di  gravidanza e i 7 giorni dopo il parto. Ma quando una coppia perde un bimbo, in qualunque epoca dell’attesa o della vita del piccolo, affronta un impegnativo percorso per riuscire ad elaborare la perdita, con tempi e modi peculiari.

Spesso, purtroppo, si tende a minimizzare il dolore della morte di un figlio non nato o appena nato, come se la sofferenza dovesse essere direttamente proporzionale al tempo passato insieme. Ma quando si perde un bambino, vengono a mancare anche progetti, desideri e aspirazioni. Non c’è una misura per il lutto, che definisce quando il dolore è lecito e quando no. Per questo frasi che banalizzano, come “Per fortuna eri incinta solo di tre mesi” o “Vedrai che ne avrai altri”, per quanto pronunciate con le migliori intenzioni, sminuiscono il dolore anziché accoglierlo e riconoscerlo. L’elaborazione del lutto è più facile se si dà voce alle proprie emozioni, ai propri pensieri, e se, chiedendo aiuto (Semi per la SIDS, SUID &SIDS Italia, CiaoLapo), si incontrano empatia e comprensione.

A volte anche chi vive il lutto può sentirsi a disagio o inadeguato, ed evitare di parlare del proprio dolore per timore di sembrare esagerato. Ma tristezza, agitazione, collera, frustrazione, sono reazioni assolutamente normali quando ci si trova ad affrontare un evento luttuoso: è necessario darsi del tempo.

nido vuoto

Cosa può fare dunque un operatore che incontra una donna, una famiglia, che ha appena perso un figlio?

È importante offrire cure rispettose del naturale desiderio dei genitori di vedere e tenere in braccio il bambino, esplorando con delicatezza il loro stato d’animo e desiderio momento per momento, rispettando in generale i valori personali, le tradizioni culturali e le credenze religiose. Le spiegazioni sull’accaduto vanno fornite in modo semplice e tenendo conto del trauma dei genitori e della loro difficoltà nell’ascoltare o nell’esprimersi. Accogliere il dolore degli altri non è mai facile: si può avere l’impressione di non sapere cosa dire. Ma in casi come questi non è necessario trovare le parole, è sufficiente saper ascoltare.

Fonti: Aborto spontaneo: dare voce al proprio dolore; Un sogno che si infrange: come affrontare il lutto perinatale (UPPA). 

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Giovedì, 24 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 29/01/2019