Non fumate in gravidanza e davanti al bambino

La raccomandazione a non fumare è oggi universale e ripetuta in tanti ambiti.

Nonostante i rischi per la salute derivanti dal fumo di tabacco siano ormai conosciuti dalla maggior parte delle persone, il tabagismo resta ancora tra i principali fattori di rischio più diffusi e allarmanti, causa delle più importanti malattie croniche prevenibili.

Il fumo, sia attivo che passivo, rappresenta un pericolo per la salute dei genitori, ma anche del bambino fin dal periodo preconcezionale...

In gravidanza il fumo di tabacco ha effetti non solo sulla mamma, ma anche sul nascituro, tra cui i più rilevanti sono l’aumento del rischio di:

  • aborto spontaneo,
  • prematurità del feto,
  • basso peso alla nascita,
  • mortalità perinatale,
  • sindrome della morte in culla (SIDS).

Consapevoli anche di questi rischi, la gravidanza può quindi rappresentare un'ottima occasione per smettere di fumare. Smettendo di fumare, la futura mamma migliora la propria salute e quella del suo bambino. Ma non basta astenersi dal fumo durante la gravidanza, è essenziale proseguire anche dopo la nascita, poiché l’esposizione al fumo passivo ha effetti particolarmente dannosi nei primi mesi e anni di vita. Se è importante smettere di fumare in generale, lo è ancor di più per coloro che si prendono cura del bambino, per proteggerlo è quindi fortemente raccomandato:

  • non fumare, in particolare in gravidanza e durante l’allattamento,
  • non esporre la donna in gravidanza al fumo passivo,
  • non fumare in casa e nei luoghi dove si è assieme ai bambini,
  • non fumare in auto, mai quando si trasportano bambini,
  • chiedere a chiunque frequenti la casa di astenersi dal fumare,
  • non portare i bambini in ambienti dove si fuma,
  • esercitare vigilanza affinché non si fumi nei luoghi frequentati dai bambini (strutture ludiche, educative, ambulatori, eccetera),
  • chiedere aiuto e sostegno a chi è vicino e/o a un operatore sanitario. 

Lo sapevi?

Il fumo provoca danni.

Il fumo è “la prima causa di morte facilmente evitabile” in quanto causa cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie. In Italia, nel 2016, il 20.63% delle morti negli uomini e il 7.9% nelle donne è dovuta al fumo.

Smettere di fumare determina una serie di effetti positivi sulla salute generale quali: riduzione di malattie respiratorie e cardiocircolatorie, miglioramento dell’attività circolatoria del sangue e digestiva, diminuzione dei tumori delle vie aeree, digerenti, renali e urinarie. Secondo l’OMS, inoltre smettere di fumare comporta comunque un beneficio con aumento dell’aspettativa di vita, anche quando sono già insorte malattie croniche.

Il fumo danneggia la fertilità.

Il fumo comporta molte conseguenze negative in relazione alla fertilità, sia nella donna che nell’uomo. Le donne fumatrici vanno in menopausa più precocemente delle non fumatrici e, in generale, la nicotina influenza l’equilibrio ormonale con alterazioni del ciclo ovulatorio e possibili difficoltà nel concepimento. Il fumo influenza anche la fertilità maschile, compromettendo la produzione degli spermatozoi e la loro capacità di muoversi. Le sigarette sono anche tra i maggiori colpevoli delle disfunzioni sessuali, soprattutto per i più giovani di 40 anni.

Il fumo in gravidanza provoca danni al feto.

La nicotina contenuta nelle sigarette diminuisce l’afflusso di sangue all’utero e alla placenta materna con una riduzione conseguente dell’apporto di sostanze nutritive al bambino. L’anidride carbonica assunta con il fumo porta invece ad una riduzione di apporto di ossigeno nella circolazione sanguigna materna e quindi del bambino. Le fumatrici presentano un rischio aumentato tra il 5 e 70% di gravidanza ectopica (con possibili gravi conseguenze per la donna) e abortività rispetto alle non fumatrici. Inoltre aumenta il rischio di prematurità e raddoppia il rischio di basso peso alla nascita. Dopo la nascita, vi è un aumento del rischio di mortalità perinatale (rischio dal 20 al 40% più alto) e della sindrome della morte in culla (Sudden Infant Death Syndrome, SIDS) tra i figli delle fumatrici. Inoltre il consumo abituale di tabacco in gravidanza comporta per il bambino un aumentato rischio di infezioni broncopolmonari e di malattie croniche a carico delle vie respiratorie (come l’asma), otite media e, a lungo termine, un aumentato rischio di cancro, nel futuro.

Il fumo passivo in gravidanza provoca danni al feto.

Le donne in gravidanza esposte al fumo passivo, solitamente proveniente dal fumo del compagno o di un altro familiare, rischiano maggiormente di avere un bambino di basso peso alla nascita, anche se con un effetto minore rispetto alle madri fumatrici.

L’incidenza del consumo di tabacco tra i genitori è alta.

I dati italiani riportano che un bambino su 2 ha almeno un genitore fumatore e, mentre il 70% delle donne fumatrici riesce a smettere di fumare durante la gravidanza, purtroppo il 70% di quest’ultime riprende dopo il parto. Inoltre la presenza di un partner fumatore aumenta il rischio di ripresa del fumo dopo la nascita del bambino.

É importante proteggere il bambino dal fumo anche dopo il parto.

I bambini esposti al fumo passivo sono destinati a soffrire di malattie respiratorie (bronchiti, polmoniti, tosse e dispnea) e ad essere ospedalizzati di più dei bambini non esposti. C’è evidenza di una relazione dose-risposta tra esposizione al fumo dei genitori e malattie respiratorie nell’infanzia; il rischio aumenta da 1,5 a 2,5 volte. È stato dimostrato che le malattie respiratorie nel primo anno di vita aumentano anche nel caso in cui la madre fumi esclusivamente dopo la gravidanza. Inoltre c’è evidenza di un lieve aumento di otite ricorrente e di otite media sierosa in bambini esposti al fumo di tabacco, specialmente in quelli minori di 5 anni. I pochi dati disponibili suggeriscono che il ricorso all’adenoidectomia e alla tonsillectomia è fino a 2 volte più frequente nei bambini esposti al fumo passivo rispetto a quelli non esposti. Infine il fumo passivo aumenta ulteriormente la probabilità di morte in culla e alcune evidenze suggeriscono che l’esposizione ai prodotti di fumo da tabacco possano comportare un aumento del rischio di cancro nei bambini. Perciò è raccomandato non fumare in casa e in generale nei luoghi frequentati dai bambini, è importante chiedere a chiunque frequenti questi luoghi di fare lo stesso e non portare i bambini in ambienti dove si fuma.

Se non si riesce a smettere di fumare, è importante comunque allattare.

Se non si riesce a smettere di fumare, non si deve rinunciare ad allattare poiché si priverebbe il bambino di importanti benefici. I bambini a maggior rischio di malattie respiratorie, ma anche di morte in culla (come i figli di madri fumatrici), lo sono ancora di più se non ricevono latte materno. Diversi studi hanno messo in luce una relazione tra il consumo di tabacco e la durata dell’allattamento, per la quale le mamme fumatrici tendono a interrompere prima l’allattamento. Quando i tentativi di astinenza totale dal fumo dovessero fallire, è necessario adottare alcuni accorgimenti:

Bisogna comunque proteggere il bambino dal fumo passivo e anche il supporto del padre è fondamentale.

Inoltre, in questi casi, è di estrema importanza indirizzare la neo-mamma a un aiuto e sostegno da parte di un operatore sanitario adeguatamente preparato in merito, con la collaborazione del pediatra di libera scelta. Visita la pagina dedicata all’Allattamento per saperne di più.

Fumare in ambienti chiusi comporta importanti conseguenze.

Risulta diffusa l’abitudine di fumare in ambienti chiusi e piccoli, per esempio negli autoveicoli, esponendo così adulti e bambini ad altre concentrazioni di fumo passivo per tempi più o meno lunghi. Tali concentrazioni sono molto elevate e rappresentano un rischio per la salute sia a breve (attacchi asmatici) che a lungo termine in caso di esposizioni continuative (infiammazioni croniche, patologie cardiovascolari e neoplasie). Si tenga conto che quando si accende una sigaretta in automobile, pur con finestrino aperto, le concentrazioni di polveri sottili (particelle piccolissime capaci di trasportare sostanze tossiche a loro adese, fino in profondità nei polmoni) aumentano considerevolmente, superando spesso i valori limite raccomandati per la salute. Ci possiamo quindi rendere conto della gravità del rischio per la salute a causa dell’esposizione al fumo passivo in macchina.

Cos’è il “fumo di terza mano”?

Quando si parla di fumo di “terza mano” ci si riferisce al fatto che le sigarette rilasciano nell’ambiente residui tossici che poi vanno a depositarsi su vestiti, tappezzeria, mobili, oggetti, oltre che sulla pelle e sui capelli. Il fumo di terza mano può essere rilevato nell’ambiente anche per molto tempo, e non viene eliminato da metodi di pulizia comuni. Il fatto che il fumo di “terza mano” sia dannoso per la salute dei bambini è dimostrato dai risultati di recenti studi che dimostrano come i figli di fumatori siano più esposti a malattie anche quando i genitori non fumano in loro presenza. Questo anche perché la persona che fuma ha un’irritazione cronica alle vie respiratorie a causa di germi patogeni che vivono nelle sue vie aree e che diffonde attraverso il respiro, e in questo modo può contagiare un bambino per infezioni respiratorie. Inoltre, un bambino che gioca o gattona sul pavimento avrà molte probabilità di raccogliere con le mani residui di fumo ed ingerirli.

É possibile chiedere aiuto per smettere di fumare.

La scelta di avere un figlio e/o l’attesa di questo bambino prima e durante la gravidanza rappresentano un’ottima occasione e forniscono una forte motivazione per smettere di fumare. Chiedere aiuto è importante durante questo periodo, non solo per smettere, ma anche per portare avanti nel tempo questa scelta per la salute di genitori e bambini. Gli operatori sanitari possono sostenere la coppia ed eventualmente indirizzarla ad un centro antifumo. È possibile anche contattare il Telefono Verde contro il Fumo (TVF) 800 554 088 dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS. A questo link inoltre è possibile consultare l’elenco dei servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco 2018.

Approfondisci

Abitudine al fumo e disuguaglianze

L’abitudine al fumo risulta più probabile tra le madri con titolo di studio basso, meno giovani e con maggiori difficoltà economiche. Anche in questo caso, come per l’alcol e contrariamente a quanto avviene per altri determinanti, la cittadinanza non italiana è un fattore protettivo, soprattutto per quanto riguarda mamme cinesi, asiatiche ed africane. Le culture di origine hanno valore protettivo, dal momento che i dettami religiosi hanno forte influenza su questo comportamento. Anche nell’ambito della Sperimentazione del Sistema di Sorveglianza, le mamme che avevano dichiarato di aver fumato durante la gravidanza erano quasi esclusivamente europee. Durante quest’indagine, alle mamme è stato chiesto se fossero fumatrici al momento dell’intervista, se lo fossero mai state in passato e se avessero fumato durante la gravidanza. L’abitudine al fumo dei genitori varia da territorio a territorio ed è fortemente influenzata dal titolo di studio del padre. La probabilità di trovarsi in un ambiente libero dal fumo per un bambino nato, ad esempio, nel Veneto con padre laureato è più che doppia rispetto ad un suo coetaneo nato nella città di Milano da padre con la scuola dell’obbligo.

 

Figura Abitudine al fumo della madre rispetto all'età, alla cittadinanza e al titolo di studio della madre; alle difficoltà economiche del nucleo e al numero di libri letti  (Survey GenitoriPiù 2012)

   

I materiali del Progetto

Dal manuale "Materiale informativo per gli operatori. Sette azioni per la vita del tuo bambino (ottobre 2009)" (pdf 3,6 Mb) il capitolo dedicato al tema: "Proteggere il bambino dall’esposizione al fumo di tabacco in gravidanza e dopo la nascita" (pdf 970 kb).

Il poster GenitoriPiù.

Il calendario che ricorda in quali momenti della vita del bambino e della madre è necessario prestare attenzione a ciascuna delle 8 azioni.

La brochure GenitoriPiù.

Lo spot GenitoriPiù sull'esposizione al fumo in gravidanza e in presenza dei bambini. Consulta anche gli spot nella sezione sul materiale multilingua

La pillola di valutazione "Il fumo in gravidanza e allattamento": risultati emersi nel progetto di valutazione realizzato all’interno del programma “GenitoriPiù” (vedi news) dati raccolti tramite diverse rilevazioni (2012-2013) sulle conoscenze e sui comportamenti dei genitori e degli operatori dei percorsi nascita veneti. Indagine realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Statistica dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

Altri materiali consigliati

La disassuefazione dal fumo. Il ruolo del Medico di medicina generale (2008). Dialogo sui Farmaci 4/2008: 160-167. Dossier a cura di M. Sarti (Mmg Verona) e redazione di Dialogo sui farmaci. 

Smettere di fumare (2004). Inserto "Smettere di fumare" del Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza sanitaria (Ceveas). 

Sbrogiò L, Beltrame L, Salvagno L (a cura di) (dicembre 2015) “Mamme libere dal fumo: guida al counselling ostetrico. Nuova edizione per il personale sanitario del percorso nascita”. Regione del Veneto, Venezia.

Epicentro, Sorveglianza PASSI 2014-2016, fumo e alcol in gravidanza.

Link utili

Sito Mitosi.

Progetto mamme libere dal fumo: il sito fornisce dati e documenti sui danni dell'esposizione al fumo in gravidanza e in presenza dei bambini. 

Smetti in tempo: sito della regione Veneto dedicato al trattamento del tabagismo al servizio dei cittadini e degli operatori del settore.

Area dedicata al fumo sul sito del Ministero della Salute.

CDC, Tobacco and e-cigarettes.

 

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Ultimo aggiornamento: 20/02/2019